
Chiare, fresche e dolci? Di certo le nostre acque sono sempre più scarse, anche se facciamo fatica a comprendere l'emergenza quando nelle nostre case questo bene prezioso pare scorrere senza fine dai rubinetti. Eppure l'allarme suona da qualche tempo e si è fatto ancor più acuto di fronte ai mutamenti climatici e soprattutto all'aumento dei consumi nei paesi in via di sviluppo (50%), ma anche in quelli sviluppati (18%).
Secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, l'Europa estrae, ogni anno, circa 285 km cubi d'acqua dolce (senza considerare l'utilizzo illegale d'acqua), corrispondenti a una media di 5.300 metri cubi pro capite, circa come due piscine olimpioniche. Una quantità sicuramente troppo alta, che fa da premessa alle considerazioni che l'Agenzia espone nella recente relazione “Risorse idriche in Europa - affrontare il problema della carenza idrica e della siccità”: il consumo eccessivo rischia di compromettere quantità e qualità delle risorse a disposizione, oltre alla salute degli ecosistemi che ne dipendono. In generale, mentre nel Sud dell'Europa continuano a sussistere i maggiori problemi dovuti a mancanza d'acqua, lo stress idrico è in aumento anche in alcune regioni del Nord.
Anche in questo campo, come in quello energetico, è quindi necessario diminuire la domanda e al contempo aumentare l'efficienza. Proprio il settore dell'energia, tra l'altro, si conferma come il principale agente idrovoro: in media nel Vecchio Continente il 44% dell'acqua è utilizzato per la produzione elettrica, il 24% per l'agricoltura, il 21% per l'approvvigionamento idrico pubblico e l'11% per l'industria. Sia nella produzione energetica sia in quella industriale, tuttavia, si è registrato un calo di consumo negli ultimi 10-15 anni, dovuto anche all'introduzione di tecnologie più efficienti. Inoltre, quasi tutta l'acqua utilizzata per il raffreddamento delle centrali elettriche è immessa nuovamente in circolazione, a differenza di quanto succede in campo agricolo.
L'Aea calcola che le acque di superficie come laghi e fiumi forniscano l'81% del totale di quelle dolci estratte in Europa, costituendo la fonte idrica principale per l'industria, l'energia e l'agricoltura. Invece, l'approvvigionamento idrico pubblico dipende principalmente dalle acque sotterranee, perché generalmente sono di migliore qualità. Sulla desalinizzazione, alternativa alle fonti convenzionali sempre più utilizzata anche in Europa (soprattutto in Spagna), l'Agenzia ammonisce che nella valutazione dell'impatto globale va tenuto conto del suo elevato fabbisogno energetico e dell'accumulo di fluidi salini come scarti del trattamento.
Tra le principali misure per ridurre la domanda e aumentare l'efficienza, l'Aea punta il dito, innanzitutto, sull'importanza di contenere le perdite delle infrastrutture d'approvvigionamento idrico, che in alcune zone d'Europa possono superare il 40% della fornitura totale. Secondo l'Agenzia, è inoltre necessario, per tutti i settori, un tariffario in funzione del volume utilizzato. Bisogna, poi, migliorare l'efficienza idrica in agricoltura, lavorando sulla selezione delle colture e sui metodi d'irrigazione, e porre attenzione all'ubicazione di colture per la bioenergia che richiedono molta acqua. Deve essere, infine, incentivato l'utilizzo di forniture alternative, come le acque reflue trattate o le acque piovane raccolte.


















