Dibattito
È scontro tra ambientalisti sul rischio eolico per i volatili
Secondo alcune associazioni molte specie potrebbero scomparire a causa delle pale, ma Legambiente difende le centrali
17 Luglio 2009
I volatili italiani non vanno d'accordo con le pale eoliche. Secondo una denuncia di Coldiretti e di numerose associazioni ambientaliste (Fareverde, Italia Nostra, Comitato del Paesaggio e dagli Amici della Terra) le centrali del vento provocherebbero la morte di un gran numero di sfortunati uccelli che non di rado entrano in collisione con le pale rotanti. «Siamo ormai arrivati al punto - accusano gli ecologisti - che non esiste, praticamente, zona montana o collinare appenninica che non sia interessata da qualche progetto di costruzione di centrali eoliche di tipo industriale con aerogeneratori alti 100-150 metri e più e pale rotanti lunghe diverse decine di metri. Si vogliono, ad esempio, realizzare grandi centrali eoliche nelle zone montane e collinari più belle e importanti sul piano naturalistico della Toscana, dell'Emilia Romagna, delle Marche, dell'Abruzzo, del Molise, della Campania, della Basilicata, della Calabria e della Sicilia, ma anche nelle altre regioni la minaccia è grave ed incombente». Numerose sarebbero le specie a rischio estinzione, tra cui l'aquila reale, l'aquila del Bonelli, il grifone, il capovaccaio, il nibbio reale. Un rischio ambientale di questa portata, denunciano gli oppositori dell'energia del vento, è anche del tutto inutile da correre: « L'eolico rappresenta oggi un contributo del tutto marginale al bilancio energetico, pari al 5,3% dei consumi finali di energia prodotta da fonti rinnovabili (un conto che però include anche il forte peso l'idroelettrico, ndr) e allo 0,25% dei consumi finali complessivi. Questo marginalità resterà tale anche in futuro: in base alla Position Paper del Governo italiano che stima il contributo massimo di ogni fonte rinnovabile agli obiettivi europei, nel 2020 la produzione eolica, pur triplicando i propri impianti, sarà pari al 7,9% dei consumi di energia prodotta da fonti rinnovabili e al 1,3% di consumi finali complessivi».
Un'altra associazione ambientalista, Legambiente, ha preso invece le difese dell'eolico: «Coloro che boicottano lo sviluppo dell'eolico - si legge in una nota diffusa da Legambiente - non fanno l'interesse del Paese né quello dell'ambiente. Piuttosto sembrano agire per quello delle lobby del carbone e del nucleare, fonti che non aiuteranno certo l'Italia a ridurre inquinamento e CO2 e a rispettare gli impegni presi nello lotta al mutamento climatico». All'accusa di devastazione del paesaggio italiano, l'associazione ambientalista replica che «le norme regionali già in vigore impediscono la realizzazione d'impianti eolici in larga parte delle aree vincolate, cosa che non viene fatta con altrettanta attenzione nel caso di progetti di autostrade, centrali elettriche da fonti fossili, consumo di suolo e cave». Tra l'altro, sottolinea Legambiente, non esiste alcuna indagine internazionale che mostri evidenza delle accuse fatte sulla messa a rischio delle aquile e in generale dell'avifauna.