
Il giorno in cui non ci sfiorerà più il pensiero “dove devo buttarlo?” sapremo che è arrivato il momento in cui avremo vinto la battaglia della raccolta differenziata dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, spesso considerati anche pericolosi. Ovvero, saranno stati attuati tutti i decreti legati alla direttiva 2002/95/Ce in merito ai Raee che, purtroppo per il benessere del nostro Paese, sono ancora in là da divenire.
Fabrizio D'Amico, general manager di Ecolamp, il consorzio di recupero e smaltimento delle apparecchiature di illuminazione, non ci mette la mano sul fuoco ma incrocia le dita: «Nei prossimi mesi potrebbe vedere la luce il decreto attuativo che coinvolgerà la grande distribuzione nel ritiro dei prodotti esausti». Importante passaggio che prevede il ritiro del prodotto a fronte dell'acquisto, ma non è facile farlo come dirlo per costi delle attività e per la filiera a valle che questo obbligo fa nascere. Vero è che un po' con il supporto dei fornitori, un po' per senso ambientalista alcuni protagonisti della Gdo si sono già mossi. Si attende, poi, sempre ottimisticamente per l'autunno, l'altra importante norma che renderà partecipi allo smaltimento anche i grandi utilizzatori, intesi, come stabilimenti, aeroporti e stazioni ferroviarie e così via. «In questo caso l'obiettivo è evitare l'intervento degli installatori professionisti, visto che il costo smaltimento si paga già con l'eco contributo». Ma non sono questi gli unici passaggi che sarebbe bene ottenere al più presto possibile. Bisognerebbe incrementare le isole ecologiche presso i comuni e permettere anche un accesso meno pignolo agli installatori che spesso si vedono rifiutare il carico perché troppo oneroso da accogliere. «Per questo - confida D'Amico - ci attendiamo la revisione del decreto legislativo 151/05 per ottenere l'accesso degli installatori ai centri di raccolta».
Infine, ci sarebbe un'altra opportunità: aprire nuovi impianti di trattamento ex sorgenti luminose. In Italia Ecolamp ne conta solo cinque, tre dei quali ubicati in Lombardia. «Il vetro recuperato dalle lampade al neon già finisce per essere rilavorato come bottiglie e c'è già un esperimento nel settore delle ceramiche portato avanti nel distretto di Sassuolo». Ancora una volta dietro all'apparente onere si scopre un business alternativo da non sottovalutare. Tanto più che con il 1° di settembre si è dovuto dire addio alle vecchie lampadine a incandescenza, simbolo di una luce che fu, ma anche di inefficienza energetica. La normativa europea, riconosciuta come EuP 2005/32/Ce, prevede come primissimo step che nessuno più possa vendere bulbi incandescenti. «Stimiamo che entro gennaio 2010 i magazzini dei distributori siano in linea con questa direttiva» fa osservare Roberto Barbieri , direttore generale di Osram, lasciando intendere che non è solo una questione tecnologica, ma anche di mercato e di abitudini.
La roadmap della sostituzione traccia un percorso che arriva fino al 2016 inoltrato, che tocca anche la messa al bando delle lampade alogene tacciate di inquinare anche in fase di post produzione per la presenza del mercurio. Così, per settembre 2016 si dovranno produrre, vendere e di conseguenza acquistare esclusivamente punti luminosi con classe efficienza energetica A, ovvero con accompagnamento di Energy label. Gli acquirenti non dovrebbero trovarsi di fronte a una spesa spropositata per effettuare il consigliato passaggio all'ultima tecnologia. Secondo quanto afferma Barbieri: «Anno su anno le lampade a efficienza energetica subiscono una decrescita di prezzo del 5%». Anni luce da quelle 45mila lire che si dovevano sborsare nel 1985 per acquistare le allora lampadine avveniristiche. E poi c'è l'effetto ammortamento. Osram fa due calcoli e dimostra che una lampadina da 21 watt della serie Osram Dulux Superstar garantita per 10mila ore fa risparmiare in costo dell'energia quasi 135 euro nei “teorici” dieci anni di durata del prodotto. Di fatto, il business più che per consumatori è garantito ai fornitori di lampade fluorescenti. Si calcola che sono da sostituire 3,5 miliardi di incandescenti nella sola Europa. Gli addetti ai lavori temono anche una sorta di boom della falsificazione, mentre si preparano all'ondata di importazione dai Paesi asiatici. C'è da scommettere che non mancherà di essere fatta molta luce sui casi borderline.


















