
Per entrare nel dettaglio dei dati è opportuno intendersi sulle definizioni di base. Nello studio, le biomasse e i rifiuti sono distinti in tre categorie principali: solidi, biogas e bioliquidi. Nei solidi rientrano i rifiuti solidi urbani e le biomasse (scarti agricoli e parti biodegradabili di rifiuti industriali e urbani); il biogas, costituito prevalentemente da metano e anidride carbonica, è invece il risultato di un processo di fermentazione di svariate sostanze organiche. I bioliquidi, infine, sono combustibili liquidi prodotti da biomassa utilizzati per scopi energetici diversi dal trasporto.
In 12 anni una crescita costante
Considerando insieme queste tre categorie, la progressione rispetto al 2007 è evidente: allora gli impianti censiti erano 312 e la potenza installata era pari a circa 1.336 Mw: un incremento di impianti di 40 unità e del 16,3% in termini di potenza.
Il trend è chiaro soprattutto considerando un arco temporale più ampio, dal 1997 al 2008: in questo periodo, osserva il Gse, il parco impianti è cresciuto in maniera considerevole, con un tasso medio annuo dell’11,6% per quanto riguarda la numerosità e del 17,2% per la potenza installata. Anche la dimensione degli impianti in questi anni è aumentata: nel 1997 la potenza media era pari a 2,6 Mw, cresciuta fino a 4,4 Mw nel 2008. Ancora più marcato l’incremento considerando la produzione di energia: in 12 anni è stato pari al 760% con un tasso annuale del 21,6% grazie soprattutto alla spinta delle biomasse tra il 2001 e il 2004, in concomitanza con l’arrivo dei meccanismi di incentivazione.
L'apporto delle diverse fonti
Attualmente, circa il 70% del totale della potenza installata fornita da questa categoria di fonti rinovabili è costituito da impianti alimentati da biomasse e rifiuti solidi urbani e il resto è spartito tra biogas e bioliquidi. L’incisività di questi ultimi è ancora poca cosa (12 impianti per 121 Mw di potenza nel 2008) ma bisogna considerare che solo nel 2007 queste strutture nel nostro Paese erano praticamente assenti: il 50% degli impianti a bioliquidi è infatti entrato in esercizio nella seconda metà dello scorso anno. Gli impianti alimentati a biogas sono invece numerosi (239) ma caratterizzati da una dimensione media ridotta.
La mappa delle regioni italiane
L’analisi territoriale effettuata dal Gse mostra che, a differenza di quanto acade con altre fonti rinnovabili, gli impianti da biomasse e rifiuti sono presenti in tutte le regioni italiane. Ma come sempre vi sono regioni più virtuose: tre da sole apportano oltre il 50% della potenza installata. La Lombardia, in particolare, spicca con i suoi 68 impianti e con 409 Mw di potenza, seguita da Emilia Romagna (50 impianti) e Puglia (28). Si comportano bene anche il Veneto (40 impianti ma di bassa potenza) e la Calabria, che apporta 123 Mw con soli 9 impianti.


















