
Nonostante la recente diminuzione del prezzo del petrolio, la bolletta energetica pagata da famiglie e imprese tenderà nel futuro a essere sempre più pesante. Un maggiore risparmio nei consumi elettrici sembrerebbe quindi la risposta più logica a un problema che rischia di minare competitività e prospettive del Sistema Italia. L'efficienza energetica, insomma, dovrebbe essere già da tempo in cima alla lista delle priorità di imprese e autorità politiche. Invece, secondo quanto è emerso dal Forum sull'efficienza energetica 2009 organizzato da Global Networking Strategies in collaborazione con Energy Team, la strada da percorrere nel nostro paese è ancora molto lunga e gli ostacoli a una reale diffusione di queste soluzioni ancora numerosi.
Una strada obbligata
Come ha evidenziato Stefano Da Empoli, presidente di I-Com, in linea teorica l'efficienza energetica dovrebbe rappresentare una strategia win-win, ovvero doppiamente vincente, perchè in grado di portare benefici sia all'ambiente che alle imprese. Un paese come l'Italia, inoltre, dovrebbe essere ulteriormente motivato a seguire questa strada, essendo afflitto da una dipendenza energetica molto superiore rispetto alla media europea (oltre l'80% contro il 50% circa della Ue), che ha come conseguenza bollette elettriche molto più salate. Eppure l'efficienza energetica incontra molti ostacoli, persino a livello europeo: nonostante sia uno dei pilastri della nota strategia del 20-20-20 (ovvero il raggiungimento del 20% nella produzione energetica da fonti rinnovabili, il miglioramento del 20% dell'efficienza e il taglio del 20% nelle emissioni di Co2), non è stata seguita dall'approvazione di vincoli precisi e obbligatori. «A differenza degli altri due obiettivi, il mancato raggiungimento dei target - ha spiegato Da Empoli - non darà quindi luogo a sanzioni».
Le possibilità di risparmio nel settore industriale
Il settore industriale determina oltre il 50% dei consumi elettrici nazionali ed è dunque quello che, secondo tutte le ricerche, avrebbe le maggiori possibilità di efficientamento. Ma la necessità di un elevato investimento iniziale, che può essere recuperato soltanto dopo un certo numero di anni, frena le imprese ad adottare soluzioni orientate al risparmio energetico. È dunque difficile che un'azienda possa decidere di destinare parte della propria liquidità in un'attività molto lontana dal proprio core business. «L'energia - ha sottolineato Stefano Capelli di Almaviva - rappresenta apparentemente un costo marginale nei bilanci di molte aziende. Ad esempio nel nostro gruppo è inferiore al 2%. Per questo motivo il tema non è affrontato da tante imprese».
Le criticità dei certificati bianchi
La diffusione dell'efficienza energetica nelle aziende dovrebbe essere favorita dal meccanismo dei certificati bianchi: si tratta di incentivi statali riconosciuti alle imprese che avviano programmi di efficientamento in misura pari al risparmio ottenuto. Il problema principale emerso dal Forum organizzato da Global Netwoking è che l'ammontare di questi aiuti varia considerevolmente a seconda del progetto: in campo civile non è raro vedersi riconosciuta un'incentivazione in grado di coprire appena il 5% dell'investimento, mentre in campo industriale esistono casi di progetti garantiti sino al 70%. Molto critica al riguardo è la posizione di Claudio Artioli, energy manager del gruppo Hera: «La politica nazionale dei certificati bianchi è ancora lontana dall'aver raggiunto la necessaria stabilizzazione. Si è visto che ad oggi gli incentivi sono stati elargiti soprattutto a progetti standard. Allo stesso tempo, i progetti industriali che non rientravano nelle tabelle standard sono molto complessi da richiedere, tanto che il risparmio complessivamente riconosciuto sino a oggi è stato molto modesto. Il risultato è che in questa prima fase sono state finanziate in grande maggioranza progetti standard come ad esempio la distribuzione e l'installazione di lampadine ad alta efficienza e molto meno del resto». Dello stesso parere è anche Roberto Gerbo, energy manager del Gruppo Intesa Sanpaolo: «Nel terziario l'impatto dei certificati bianchi è stato pari a zero».
L'atteso boom della cogenerazione
In attesa di una svolta nel sistema di incentivazione, magari sull'esempio del più agile modello francese, uno dei settori che potrebbe fornire in futuro il maggior contributo all'efficienza energetica è quello della cogenerazione, che permette la produzione contemporanea di energia elettrica e calore: secondo una stima di Confindustria citata da Andrea Tommaselli di Heat&Power, nel 2020 l'Italia potrebbe avere 18.000 Mw di potenziale cogenerativo, raddoppiando i 9.000 Mw attuali. Anche i piccoli e medi impianti, sinora poco diffusi nel nostro Paese, (87 Mw divisi su 209 impianti) dovrebbero conoscere una crescita elevata, raggiungendo circa 5.500 Mw di capacità.


















