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Edf Italia: il ritorno al nucleare ha bisogno di consenso
Strategie
Edf Italia: il ritorno al nucleare ha bisogno di consenso
Secondo il presidente Bruno D'Onghia, i futuri impianti saranno aperti al contributo di società diverse da Enel
14 Ottobre 2009
Il nuovo nucleare italiano cercherà di seguire l'esempio francese con impianti standard da un punto di vista tecnologico per massimizzare la produzione e minimizzare i costi, ma avrà bisogno del sostegno dell'opinione pubblica e di tutte le forze politiche. Ne è convinto Bruno D'Onghia, presidente di Edf Italia, intervenuto nel corso del convegno “Fonti rinnovabili e nucleare”, organizzato da Terni Energia.

Una contrapposizione che può essere superata
Secondo il numero uno della filiale italiana del colosso energetico francese, occorre innanzitutto smontare la contrapposizione tra energia atomica e fonti rinnovabili: «Entrambe rappresentano le uniche carte a nostra disposizione per arrivare a costruire un sistema energetico con basse emissioni di Co2. Si tratta inoltre di realtà complementari, che possono coesistere tranquillamente nello stesso paese: il nucleare si basa su poche grandi centrali concentrate in determinate aree, mentre le energie alternative sono per loro natura diffuse sul territorio». Ha poco senso, puntualizza il responsabile di Edf Italia, anche continuare a dibattere di terza o quarta generazione: «La quarta generazione dell'energia atomica non sarà operativa prima del 2035. Per quella data, immagino, ricercatori e scienziati ne staranno già studiando una quinta. Qualcuno potrebbe allora chiedere di aspettare ancora, ma in questo modo ci si comporta come chi aspetta sempre l'uscita dell'ultimo modello di Pc e alla fine non ne compra mai uno».

La corsa della Francia
Il sistema energetico italiano dovrà insomma puntare su tutte e due le opzioni per superare un modello attualmente troppo dipendente dalle importazioni di gas. Per quanto riguarda il nucleare, in particolare, la Francia può rappresentare un esempio storico di successo: il paese transalpino decise di puntarci in seguito allo shock petrolifero del 1974. Tra il 1980 e il 1990 furono messi in esercizio ben 45 reattori, a dimostrazione che «Se un grande paese decide che c'è questione strategica da affrontare, può trovare le risorse necessarie», ha sottolineato D'Onghia. Oggi la Francia può contare su 58 reattori in esercizio distribuiti su 19 siti (per una potenza di 63 Gw), tutti funzionanti grazie all'utilizzo di unica tecnologia, quella Pwr, così da sfruttare l'effetto serie e ridurre i costi.
 
La strategia Enel-Edf
L'Italia, su scala ridotta, dovrebbe seguire questa strada: l'accordo Enel-Edf, che ha dato vita alla joint venture Sviluppo nucleare Italia, servirà a costruire almeno 4 unità Epr. «Sviluppo nucleare Italia è già operativa - ha puntualizzato D'Onghia - I nostri tecnici sono al lavoro per studiare le analisi di sito, le complesse procedure autorizzative e i possibili scenari di mercato. In futuro, all'apertura dei cantieri o comunque prima dell'inizio delle attività produttive, sarà costituita una diversa società per ogni sito interessato. In queste società il blocco Enel-Edf conserverà una quota maggioritaria, con una leadership del gruppo italiano, ma saremo aperti all'ingresso di altri attori». Il numero uno di Edf Italia non ha nascosto i problemi del nucleare all'italiana, considerati anche gli ingenti costi di investimento: «Il paese deve avere la consapevolezza che con il nucleare si prende un impegno per almeno 100 anni, tra tempo necessario per progetti, costruzione e vita sempre più lunga delle centrali. Il nucleare è una tecnologia che non tollera cambi di strategia o ripensamenti al ritmo dell'alternanza politica».
 
Rinnovabili
La mappa dell'eolico italiano

Il documento cartografico dell'Anev con tutti i dati sugli impianti della Penisola

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