
Il rapporto dell'Unep è ricco di esempi. Dal bioetanolo ricavato dal grano, può scaturire un risparmio in termini di Co2 pari al 60% rispetto al gasolio oppure un aumento del 5% delle emissioni. L'ampio ventaglio dipende dall'efficienza energetica degli impianti utilizzati per convertire il raccolto in combustibile. Il bioetanolo dell'olio di palma ha un'oscillazione ancora più ampia: da 80% in meno di Co2 rispetto al gasolio tradizionale a 800% in più se le palme sono coltivate su terreni tropicali disboscati. L'industria brasiliana dell'etanolo estratto dalla canna da zucchero, invece, impiega gli scarti fibrosi delle piante per alimentare gli impianti e generare anche elettricità.
I biocarburanti, quindi, possono produrre più emissioni nocive delle fonti fossili: è un paradosso che ogni governo dovrebbe valutare attentamente - sostiene l'Unep - nel definire le sue politiche energetiche. Il problema è capire qual è la destinazione migliore per un dato terreno: produzione di biocarburanti, agricoltura, rimboschimento, installazione di pannelli solari? Il rapporto, inoltre, ricorda che è più efficiente convertire le biomasse in elettricità che in biodiesel.
Una riduzione delle emissioni dovrebbe arrivare nei prossimi anni dalle misure di efficienza energetica nei trasporti e nella diffusione dei veicoli elettrici. A questo proposito, l'Unep cita gli Stati Uniti, dove i consumi delle automobili e dei piccoli camion dovrebbero scendere del 40% entro il 2020, stando ai recenti provvedimenti in materia.
Occorre infine considerare che già l'aumento della popolazione mondiale provocherà un'estensione delle superfici coltivabili a scopi alimentari. La coltivazione di piante per i biocarburanti potrebbe così aggravare un equilibrio sempre più delicato tra i bisogni dell'uomo (siano essi il cibo o l'energia) e le risorse disponibili. Serve allora una strategia lungimirante, raccomanda l'Unep, capace di unire tutti i tasselli, compresi il degrado del suolo, la qualità delle acque, l'uso dei fertilizzanti, l'efficienza degli impianti a biomasse. Gli obiettivi europei sui biocarburanti dovrebbero essere tali da non portare a uno sfruttamento eccessivo dei terreni, soprattutto negli ecosistemi più fragili; gli investimenti dovrebbero dirigersi verso i biocombustibili di nuova generazione (come quelli ricavati dalle alghe), bilanciando sempre i potenziali benefici e problemi di ogni soluzione.


















