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Servono 10mila miliardi di dollari per salvare il pianeta
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Servono 10mila miliardi di dollari per salvare il pianeta
L'Agenzia internazionale dell'energia ammonisce sui rischi per il clima se non si adottano misure per abbattere le emissioni. Investire in efficienza energetica è un passo fondamentale
11 Novembre 2009
Una delle prime cose che balzano all'occhio, scorgendo il World Energy Outlook 2009 appena presentato dall'Iea (l'Agenzia internazionale dell'energia), è lo stridente contrasto tra la necessità di ridurre le emissioni nocive per salvare il pianeta e la crescita massiccia che l'Agenzia prevede per l'utilizzo del carbone (il 53% in più nel 2030), a causa soprattutto dell'impennata del fabbisogno energetico dei paesi emergenti. E' evidente che le due direttrici vanno in senso opposto e che se non si decidono provvedimenti impegnativi e condivisi a livello globale, il buon clima della terra rischia di uscirne compromesso.

Consumi globali in rapida crescita
Secondo le previsioni dell'agenzia, rispettando gli attuali trend, cioè senza l'effetto di misure correttive, la domanda di energia primaria a livello mondiale dovrebbe aumentare del 40% entro il 2030 (rispetto al 2007).Questo nonostante il calo che farà registrare il 2009 a causa della crisi e nonostante sia destinata a diminuire solo lievemente la quantità di popolazione priva di elettricità: 1,3 miliardi di persone nel 2030, rispetto al miliardo e mezzo attuale.
In questo scenario i paesi non Ocse saranno responsabili di oltre il 90% dell'incremento, detenendo nel 2030 una fetta del 63% del consumo globale, rispetto al 52% attuale. L'Asia, in particolare, diverrà un vero divoratore: da sole, Cina e India saranno responsabili per oltre la metà dell'incremento. La Cina è destinata, secondo l'Iea, a superare gli Stati Uniti diventando il principale importatore di petrolio e gas. E il Sud Est asiatico conoscerà un boom, aumentando la propria domanda energetica di circa il 75%.

Efficienza, rinnovabili e auto ecologiche
Se nulla dovesse cambiare, i combustibili fossili continueranno a essere protagonisti, rifornendo per più di tre quarti l'incremento di domanda e determinando conseguenze che l'Iea stessa definisce catastrofiche dal punto di vista ambientale: la febbre del pianeta potrebbe infatti aumentare di 6 gradi nei prossimi due decenni, molto oltre quei due gradi ritenuti il limite accettabile di incremento rispetto all'era pre-industriale.

L'Iea chiede pertanto un preciso impegno in vista dell'ormai imminente summit Onu di Copenaghen: investimenti ulteriori per 10.500 miliardi di dollari entro il 2030, necessari per cambiare le politiche energetiche ed evitare danni irreparabili. Le azioni di contenimento delle emissioni nocive dovranno contemplare tutti gli anelli della catena: l'efficienza energetica dovrà essere il principale fronte di azione, potendo valere nel 2030 oltre la metà dell'abbattimento nocivo. Tutte le tecnologie “low carbon” daranno poi il proprio sostegno: le rinnovabili potranno contribuire per il 20% alla riduzione di Co2, mentre le tecnologie Ccs (carbon capture and storage) e il nucleare potranno apportare ciascuno un ulteriore 10% di “risparmio”. Anche i biocarburanti nei trasporti concorreranno apportando una riduzione del 3%, ma serve un drastico cambiamento dato che le vendite di modelli elettrici e ibridi dovranno contare per il 60% delle vendite, rispetto all'1% attuale.
Le soluzioni per limitare il cambiamento climatico si cono, sottolinea l'Iea, e sono le stesse che potrebbero garantire la sicurezza energetica. Il costo che questi obiettivi esigono potrebbe essere compensato in buona parte dai benefici generati sul fronte economico (riduzione delle bollette energetiche), ambientali e sanitari. Il nodo cruciale, ora, è raggiungere un accordo sullo stanziamento degli investimenti e sui meccanismi per finanziare i paesi emergenti.
 
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