
I costi occulti dei combustibili verdi
Sui biocarburanti, invece, De Vita ha mostrato molta cautela. Da un lato, ha dichiarato che i petrolieri sono disposti a impegnarsi in questo settore, dall'altro ha ricordato che i combustibili verdi perdono la partita anti inquinamento se confrontati con altri sistemi per ridurre le emissioni di Co2. Bisogna considerare i costi ambientali delle colture con scopi energetici: consumo d'acqua, deforestazione, perdita di fertilità del suolo, competizione con le colture alimentari. De Vita conferma il suo pessimismo, citando le stime dell'Agenzia internazionale dell'energia, secondo cui il biofuel potrà soddisfare solo il 6% della domanda energetica mondiale nel 2030. Il futuro sarà quindi dominato costantemente dalle fonti fossili; secondo De Vita, è qui che deve concentrarsi l'impegno delle compagnie, migliorando la qualità dei carburanti e la tecnologia dei motori impiegati sui veicoli.
I produttori di biodiesel contro la Finanziaria 2010
È corretto affermare che i costi complessivi dei combustibili verdi, in certe aree geografiche, salgono notevolmente per gli effetti economici e ambientali della loro produzione (come il consumo energetico e relative emissioni degli impianti). L'Unione europea, però, ha fissato una quota del 10% per i biocombustibili sui consumi totali di carburante nel 2020. Qui l'Italia sembra procedere come i gamberi, a ritroso anziché in avanti, perché la Finanziaria 2010, ora in discussione, contiene una proposta per ridurre drasticamente la quantità di biodiesel beneficiaria dell'aliquota agevolata. Passerebbe da 250mila a 18mila tonnellate, con un taglio superiore al 90%, come denunciato dall'Unione produttori biodiesel.
Questo provvedimento avrebbe conseguenze nefaste sugli investimenti già programmati dalle aziende italiane del settore per il 2010 e sui livelli occupazionali. La produzione nazionale di biodiesel rischierebbe il blocco, essendo già minacciata dalle importazioni soprattutto argentine e canadesi. L'associazione dei produttori vorrebbe così che il Governo mantenesse l'aliquota agevolata su 250mila tonnellate e aumentasse, dal 3% al 4%, la quota obbligatoria di biocombustibili immessa in commercio nel nostro paese, sul totale dei carburanti consumati annualmente.


















