
La legge campana
La decisione della Campania è arrivata con la Finanziaria approvata l'ultimo giorno dell'anno. «In assenza di intese con lo Stato in merito alla loro localizzazione - recita il comma 2 dell'articolo 1 del testo varato all'alba del 31 dicembre - il territorio della Regione Campania è precluso all'installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione e di stoccaggio del combustibile nucleare nonché di depositi di materiali radioattivi». Una legge simile era stata approvata dalla Regione Puglia lo scorso 4 dicembre. A proporre la norma in Campania è stata l'Italia dei Valori: «Abbiamo salvato la Campania da un piano scellerato. Ora il Governo - ha sottolineato all'Agenzia Ansa il presidente della commissione Bilancio, Nicola Marrazzo dell'Idv - deve concordare le sue scelte con la Regione, mentre prima poteva fare ciò che voleva. Con questa legge abbiamo piantato un paletto forte e resistente. Se non bastasse abbiamo depositato i quesiti alla Corte Costituzionale per promuovere un referendum abrogativo. In Campania non c'è spazio per il piano Scajola, pensato solo per far piacere ai grandi produttori di energia». Secondo i Verdi, il Governo sarebbe infatti pronto a realizzare un nuovo impianto atomico presso l'ex centrale dismessa del Garigliano (Sessa Aurunca, Caserta).
L'apertura del Pdl campano
L'approvazione della norma antinucleare ha però suscitato la contestazione del Pdl locale, favorito nelle elezioni regionali del prossimo 27-28 marzo: «Quella parte della Finanziaria - ha commentato il leader del Pdl regionale Franco D'Ercole - potrebbe essere impugnata dal Governo in quanto la scelta sul nucleare risponde ad una scelta strategica nazionale che è sottratta alla competenza regionale. Noi non diciamo che in Campania debbano necessariamente farsi le centrali, ma affermare il principio che la Campania non può autorizzare l'installazione di centrali nucleari può comportare il rischio di rimanere a secco di energia».
Il caso Zaia
Forse ancora più preoccupante per i piani nucleari dell'Esecutivo potrebbe essere la nuova posizione del Veneto, sinora l'unica regione che aveva espresso un convinto appoggio al ritorno dell'atomo con il governatore in scadenza, Giancarlo Galan. Luca Zaia, ministro leghista dell'agricoltura in carica e candidato del centrodestra alle Regionali 2010, ha infatti recentemente dichiarato all'Agenzia Asca: «Il Veneto non è un sito adatto per insediarvi una centrale nucleare, anche perché è troppo antropizzato. Non conosco il dossier della Regione Veneto Non so nulla ed è giusto che sia così, perché immagino che la Regione abbia trattato o stia trattando con il dovuto riserbo. Se non ha ancora affrontato il problema, di sicuro ne tratterà. Il Veneto, in ogni caso, è troppo antropizzato per ipotizzare un insediamento del genere. Nel momento in cui saremo interessati, andremo a trattare. Ma come prerogativa fondamentale, nulla dovrà avvenire sulla testa dei cittadini».
Le regioni contrarie
Sembra dunque sempre più difficile trovare una regione italiana disponibile a ospitare le future centrali: a settembre le regioni Toscana, Calabria, Umbria, Emilia-Romagna, Piemonte e Liguria (tutte governate da giunte di centrosinistra) avevano presentato ricorso alla Corte costituzionale contro il piano del Governo, mentre anche Sardegna e Sicilia (amministrate dal centrodestra) avevano in passato escluso la possibilità di autorizzare i siti atomici.














