Misure
La Cina riapre il mercato eolico alla concorrenza
La Commissione nazionale per lo sviluppo ha eliminato l'obbligo di utilizzare il 70% di prodotti cinesi nelle turbine
18 Gennaio 2010
La Cina riapre il mercato delle turbine eoliche a una maggiore concorrenza. Come riferiscono varie agenzie straniere, la Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme (Nrdc) ha eliminato la norma del 2005 che imponeva di utilizzare il 70% di equipaggiamenti costruiti in Cina per poter realizzare un parco eolico. Questa misura protezionista aveva inferto un duro colpo alle aziende straniere del settore, la cui quota di mercato era scesa dal 75 al 25% in soli tre anni. Nel 2008, infatti, i produttori cinesi avevano ribaltato la situazione a danno delle imprese occidentali, soprattutto danesi, tedesche e spagnole. Il paese del Dragone, tuttavia, rischiava di rimanere in un vicolo cieco. Dal progresso tecnologico delle industrie eoliche e dall’ambizioso programma statale per sviluppare le fonti rinnovabili è arrivata la goccia che ha fatto traboccare il vaso del protezionismo.
La Cina vuole così sperimentare “un mercato aperto alla concorrenza razionale”, una sorta di concorrenza vigilata per introdurre le migliori tecnologie sul territorio e incrementare continuamente la potenza eolica installata. Già ora Pechino ha raggiunto il terzo posto mondiale con 20 Gw di capacità, dietro Stai Uniti e Germania (sorpassando la Spagna). Le autorità si sono rese conto che per tagliare il traguardo dei 100 Gw nel 2020 bisogna rivolgersi nuovamente ai produttori stranieri. Le aziende locali sono ormai in grado di produrre la maggior parte degli elementi; alcune stanno iniziando a sviluppare in modo autonomo dei modelli di turbine. La filiera cinese dell’eolico, però, pur cresciuta notevolmente in pochissimi anni grazie al tetto sulle importazioni del 2005, non può farcela contando solo sulle proprie gambe.