
Gli ecologisti fanno riferimento a una nota pubblicata sul sito Web della società francese Edf, relativo al reattore Epr Flamanville 3, attualmente in costruzione, dove è precisato che «La parte nucleare dell'impianto pesa per una quota pari al 60% dell'ammontare totale dei costi, mentre la parte non convenzionale (non nucleare) pesa per la restante quota». Considerato che Areva possiede il brevetto esclusivo per la parte atomica vera e propria, le imprese italiane potrebbero partecipare soltanto alle commesse non convenzionali, che pesano dunque per un 40% (e non il 70%) dell'investimento complessivo, per un ammontare compreso tra i 6,4 e i 7,2 miliardi di euro.
«Anche in Finlandia, per il cantiere di Olkiluoto 3 - si legge in un documento di Greenpeace - dove attualmente i lavori sulla parte propriamente nucleare dell'impianto devono ancora iniziare, era stato presentato un quadro dove la quota alle imprese finlandesi sarebbe stata prevalente. La realtà è diversa e le imprese francesi hanno avuto la grande maggioranza degli appalti».
L'associazione fa riferimento anche a un rapporto recentemente rilasciato da Citigroup, che individua cinque grossi rischi a cui si sottopongono le imprese che sviluppano una centrale nucleare: rischi di pianificazione, di costruzione, di prezzo, rischi operativi e rischi di decommissioning. Citigroup sostiene che gli operatori del settore privato non sono in grado di sostenere autonomamente i rischi di costruzione, di prezzo dell'energia e operativi delle nuove centrali nucleari. Per sostenere queste incognite i rendimenti avrebbero bisogno di essere sostenuti dai governi e i rischi condivisi con i contribuenti e i consumatori. Infine Greenpeace esprime preoccupazione che l'investimento nel nucleare possa peggiorare l'indebitamento finanziario netto di Enel che, nonostante l'aumento di capitale e le cessioni effettuate nel 2009, si attesta nel terzo trimestre 2009 a 54 miliardi di euro, con un aumento di 4 miliardi rispetto al valore dell'inizio dell'anno, a causa del perfezionamento dell'acquisto della seconda tranche di Endesa.
Ovviamente di tutt'altro tenore la posizione dell'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, intervenuto in occasione del Supply Chain Meeting sulla rinascita del nucleare organizzato con Confindustria. «Questo è un momento importante per l'Italia - ha dichiarato Conti - perché in un contesto di grave difficoltà economica a livello mondiale, che mette a dura prova il nostro tessuto produttivo e occupazionale, prende avvio un progetto di rilancio infrastrutturale - per dimensione e qualità - con pochi precedenti nella nostra storia». Parlando alle imprese interessate, il numero uno di Enel ha evidenziato la necessita di «fare sistema, mettendo in campo tutte le migliori risorse umane, tecnologiche ed imprenditoriali del Paese. Il percorso di coinvolgimento delle imprese è già iniziato e nei prossimi mesi avvieremo le survey e il processo di prequalifica delle aziende interessate al progetto».
Conti ha poi parlato del progetto di Enel per l'Italia, ricordando che l'accordo con Edf prevede la ricostruzione di una filiera nazionale del nucleare, con la realizzazione di 4 unità nucleari che muoveranno investimenti per circa 16-18 miliardi di euro. «Con il nuovo programma nucleare italiano - ha concluso l'amministratore delegato di Enel - la nostra industria avrà l'opportunità, nei prossimi anni, di recuperare il gap. I prossimi saranno mesi importanti e impegnativi e servirà la massima collaborazione poiché la tecnologia nucleare esige qualità e sicurezza e si potrà operare esclusivamente con aziende che sapranno superare un processo di qualificazione rigoroso. Vinceremo realmente la sfida se sapremo costituire un fronte unitario, portatore di un'informazione corretta e ben orientata tra i cittadini e sul territorio».


















