
Queste stime potranno tradursi in realtà solo a patto che la produzione nazionale soddisfi il 50% del totale dell'installato, dato che i numeri di I-Com dipendono dal valore della produzione realizzata in Italia. Un obbiettivo raggiungibile, a dire il vero, dato che la percentuale indicata è lievemente inferiore a quella attuale.
L'istituto per la competitività sottolinea poi che, ipotizzando un produzione annuale made in Italy pari a circa 3000 Mw di pannelli fotovoltaici, si potrebbe ottenere un valore aggiunto di 110 miliardi di euro con la sola esportazione (oltre a 210.000 nuovi posti di lavoro), supportata da una crescita a due cifre del mercato mondiale. Con una solida filiera produttiva nazionale l'Italia potrebbe dunque diventare anche un forte esportatore di prodotti fotovoltaici, come già fanno Germania e Giappone. Oltre ai benefici economici ed occupazionali, vanno valutati gli importanti benefici ambientali: la ricerca stima una riduzione delle emissioni di Co2 a regime pari a 6 milioni di tonnellate annue.
Affinché quello appena disegnato sia un quadro realizzabile, I-Com indica un fattore cruciale: il tenore dei nuovi meccanismi di incentivazione che saranno presto rivisti e che saranno applicati dal prossimo anno. Innanzitutto il nuovo conto energia non dovrà essere eccessivamente penalizzante rispetto a quello attuale e poi dovrà prevedere un orizzonte temporale di incentivazione sufficientemente lungo. In più arriva il suggerimento di rivedere lo schema semplificandolo ed eliminando alcune storture, come quella che penalizza, con una tariffa inferiore, gli impianti di taglia più grande, che sono peraltro sottoposti a misure di valutazione più consistenti e che sono decisivi per raggiungere i target europei al 2020.
Per dimostrarlo, I-Com fa i conti in tasca a imprenditori e investitori. I costi di installazione e gestione di un impianto fotovoltaico da 1 Mw nel 2011 sono previsti in diminuzione del 15% rispetto al 2007, grazie soprattutto alla forte diminuzione del costo di produzione (-28%). Con la tariffa attuale, nel 2011 il rendimento industriale sarebbe del 10,5%, mentre scenderebbe all'8,8% con una tariffa ridotta del 20%, un dato comunque superiore a quello del 2007. Sul lato dell'investitore, invece, una riduzione anche solo del 15% nella tariffa comporterebbe un ritorno decisamente inferiore rispetto a quello di tre anni fa (10,8% contro 19,1%). Ridurre drasticamente la tariffa incentivarne, quindi, significherebbe rendere non finanziabili molto progetti da parte degli istituti di credito.


















