
In questa speciale classifica condotta da Ernst & Young (il Country Attractiveness Indices), che valuta 27 Paesi nel mondo a seconda dell'attrattività per progetti tipicamente in area eolico e solare, l'Italia si posiziona al quinto posto, dopo la Spagna ma prima della Gran Bretagna (che ha guadagnato una posizione grazie ai piani di miglioramento delle reti di distribuzione) e della Francia.
L'exploit della Cina in realtà era preparato: già nel 2008 il gigante asiatico era balzato in quarta posizione, dalla sesta che deteneva l'anno precedente. Il secondo posto è stato raggiunto grazie alla crescente focalizzazione del Paese sulle proprie industrie operanti nelle rinnovabili, conseguente ai recenti obiettivi di riduzione delle emissioni di Co2: ora il target per il 2020 sembra essere una produzione da energie pulite pari al 10% del totale.
A partire dal 2007, sottolineano gli analisti di Ernst & Young, anno in cui la Cina ha superato 150 Gw di potenza rinnovabile installata, i fornitori locali di tecnologia fotovoltaica ed eolica sono diventati i maggiori player a livello mondiale. E ci si aspetta che dal 2009 il Paese asiatico esca come leader mondiale in termini di investimenti assoluti in energie pulite. Ma c'è di più, perché la Cina ha da poco deciso di ammorbidire le restrizioni sulla quantità di componenti non cinesi utilizzate per fabbricare i sistemi di generazione dell'energia rinnovabile, come le turbine eoliche, aprendo di fatto il mercato interno alla concorrenza estera.
Dalla classifica di Ernst & Young escono bene anche Brasile e Giappone. Il governo del Paese del Sol levante ha rivisto i propri obiettivi ti taglio dei gas serra stimando un -25% nel 2020 (rispetto ai livelli del 1190), con un significativo aumento rispetto al -8% stabilito in precedenza. I piani del Brasile al 2017 prevedono invece di raggiungere 7,3 GW di potenza tra eolico, biomassa e micro-idroelettrico, con l'obiettivo di ottenere il 10% dei consumi da energia rinnovabile. Quanto agli Stati Uniti, la situazione è un po' complicata dal fatto che l'ambizioso piano “verde “dell'amministrazione Obama non è ancora stato definitivamente approvato. Le previsioni di Ernst & Young sono comunque ottimistiche, anche in virtù del fatto che il credit crunch doverbbe finalmente allentarsi. A partire dall'ultimo anno, si delineano infine opportunità crescenti di investimento nell'Europa dell'Est, di fatto mercati nuovi e quindi con ottime potenzialità di crescita.
Certamente il fallimento di Copenaghen, da dove non è uscito un accordo globale per la lotta ai cambiamenti climatici, può porre un freno al potenziale di sviluppo delle energie verdi (l'analisi di Ernst & Young si basa su dati antecedenti il vertice dell'Onu). Rimangono per ora gli obiettivi dei singoli Paesi a guidare le strategie di investimento e in questo senso l'Europa, grazie al suo piano 20x20x20, appare in buona posizione.


















