
I paesi produttori
I principali paesi produttori a livello mondiale, però, sono altri: la Russia, ovviamente, ma anche gli Usa, che possono contare su una disponibilità produttiva di 6.000 miliardi di metri cubi, grazie anche alle nuove scoperte degli ultimi anni, che hanno influenzato non poco l'andamento dei prezzi. La Cina, invece, che ha una produzione relativamente bassa (40-50 miliardi di metri cubi l'anno) e una domanda in continuo aumento, potrebbe diventare in futuro un pericoloso competitor dell'Europa per quanto riguarda le importazioni dell'area ex sovietica. In ambito europeo la Norvegia ha notevolmente incrementato nell'ultimo decennio la sua capacità produttiva (circa 100 miliardi di metri cubi annui, diretta soprattutto verso il Regno Unito), mentre la piccola Olanda, soprattutto con il sito di Groningen, ha una produzione consistente, pari attualmente a circa 50 miliardi di metri cubi l'anno. Sul fronte extraeuropeo, Nigeria e Iran, nonostante possano contare su ampie riserve, non sono invece riusciti a sfruttare appieno il proprio potenziale per motivi geopolitici, mentre l'Indonesia è un importante esportatore di Gnl (gas naturale liquefatto), soprattutto verso il Giappone.
La crescita della produzione elettrica
Ma serve davvero tutto questo gas o la competitività delle altre fonti energetiche potrebbe rendere inutili progetti e investimenti? La previsione degli analisti è che, nonostante la progressiva diminuzione dell'intensità energetica nei paesi occidentali, il consumo di gas sarà in crescita nei prossimi decenni, soprattutto grazie alle sue qualità ambientali e alla competitività economica. Nella produzione elettrica il gas produce infatti il 30% in meno di Co2 rispetto al carbone e non presenta i pesanti costi di investimento del nucleare. Ecco perché, in futuro, il gas tenderà a essere sempre più utilizzato per generare elettricità piuttosto che per i settori residenziale o industriale. L'Europa, in particolare, in questa fase può contare su una sovrabbondanza di gas per via delle numerose infrastrutture entrate in funzione nell'ultimo decennio, fattore che mantiene ancora abbastanza bassi i prezzi spot del gas (circa 13 euro al Mwh) nonostante il rigido inverno 2009/2010.
I problemi del Vecchio Continente
A partire dal 2015, però, per via del contemporaneo aumento del fabbisogno e la diminuzione della produzione interna, Il Vecchio Continente potrebbe trovarsi in difficoltà. Inevitabile sarà l'aumento della competizione con i paesi emergenti per ottenere maggiori importazioni dai paesi produttori. In questo scenario l'Italia sembra essersi mossa con sufficiente anticipo: a parte il 2009, in cui il fabbisogno nazionale è diminuito del 12,3% per effetto della crisi economica, le nuove opere entrate da poco in funzione (Rovigo) e quelle in via di definizione (Livorno, con altri 3,5 miliardi di metri cubi di capacità), potrebbero presto creare le premesse per una sovrabbondanza di offerta. La maggiorazione del prezzo nazionale (circa 20 euro al Mwh) rende però difficile l'ipotesi che l'Italia possa diventare nel breve termine un hub europeo del gas, capace di rivendere l'eccesso di produzione ai paesi vicini.


















