
Un procedimento di estrazione complicato
Innanzitutto, cosa si intende per gas? Quello di cui parliamo è una miscela di idrocarburi e gas non combustibili, costituita essenzialmente da metano (talvolta anche 100% o quasi), che quando viene estratta dal sottosuolo si trova per l’appunto allo stato gassoso. Il gas si trova sottoterra perché intrappolato dalla presenza di rocce superiori impermeabili e la sua estrazione spesso non risulta né facile né economica. Anzi, spesso i costi finali lievitano rispetto alle previsioni iniziali: ne è un esempio il megagiacimento Eni di Kashagan (Kazakistan), i cui costi d’estrazione sono saliti negli anni da 3 a 13 miliardi di dollari, perché il gas di questo sito si trova mischiato con una quantità molto elevata (25%) di anidride solforosa, da cui va opportunamente separato con procedimenti complicati e costosi. Una volta estratto, il gas va portato sino ai mercati di sbocco; tale operazione è però decisamente più complessa rispetto al trasporto di un idrocarburo allo stato liquido come il petrolio, che può essere facilmente stivato in navi o intubato sottoterra.
Gasdotti o Gnl
Per movimentare il gas, attualmente, esistono 2 sole alternative: o trasportarlo allo stato gassoso lungo gasdotti in acciaio lungi migliaia di chilometri oppure trasportarlo via nave dopo un delicato processo di liquefazione. I gasdotti sono la soluzione più antica e conosciuta: il metano è immesso in questi speciali tubi in acciaio a una pressione che va da 60 a 100 bar e viaggia sino a destinazione a una velocità di circa 8 km l’ora. Questo trasporto ha un suo prezzo: per mantenere la pressione del gas al livello originario, ogni 50-60 km una piccola parte (circa lo 0,4%) deve essere bruciata in speciali centrali di compressione. Il vero inconveniente di questa tecnologia, però , è rappresentato dagli elevati costi di investimento iniziali. Ben più complesso invece è il trasporto via nave, il cosiddetto Gnl (Gas naturale liquefatto) : il gas prima viene portato a una temperatura di -162 gradi per passare allo stato liquido, poi è caricato su speciali navi metaniere che funzionano da freezer sino al terminale di rigassificazione, dove è riportato allo stato gassoso. Un processo insomma non semplice, in cui tra l’altro circa il 20% del gas va disperso nei vari passaggi, ma che risulta comunque più economico dei gasdotti per distanze superiori ai 2500-3.000 km e che consente più flessibilità. Senza i vincoli fisici dei gasdotti, il gas liquefatto può essere infatti trasportato dalle navi metaniere dove i margini di guadagno sono più interessanti.
Lo stoccaggio
Una volta giunto al mercato destinazione, il gas sarebbe anche pronto per l’uso, ma in realtà viene in buona parte messo da parte temporaneamente, cioè stoccato, e poi restituito al sistema quando ce n’è necessità: i consumi sono infatti estremamente variabili a seconda delle stagioni (in estate il fabbisogno equivale a circa 1/5 dell’inverno). L’Italia ha una capacità di stoccaggio di 13,5 miliardi di metri cubi di cui 5 strategici, ovvero che devono restare intatti e non possono essere utilizzati dal mercato.


















