
L'Agenzia accoglie con soddisfazione anche il ritorno del nostro Paese all'energia atomica: «L'Italia - si legge nel rapporto - il solo Paese membro del Gruppo degli otto Paesi più industrializzati (G8) che non produce energia nucleare, ha riconosciuto la necessità di diversificare il mix energetico per ridurre la sua grave dipendenza dall'importazione di combustibili fossili e di elettricità e anche per limitare, almeno nel lungo termine, i suoi livelli di emissione di CO2». Fra le sfide che devono ancora essere affrontate vi è l'elevata dipendenza dell'Italia dalle importazioni per l'approvvigionamento energetico (circa il 92,8%) e la sicurezza energetica, che continua a preoccupare la Iea.
Decisamente più critica la posizione dell'Agenzia riguardo all'applicazione degli obblighi imposti dal protocollo di Kyoto: l'Italia dovrebbe ridurre le proprie emissioni di gas serra del 6,5% rispetto all'anno di riferimento nel primo periodo di azione (2008- 2012). «In base agli ultimi dati disponibili - rileva la Iea - l'Italia registrerà al contrario emissioni superiori del 12,13%. Nonostante sia stata prevista l'attuazione di ulteriori politiche e misure in questo senso, le tendenze attuali indicano che l'Italia non raggiungerà quest'obiettivo».
Negative anche le prospettive a termine per quanto riguarda le rinnovabili: l'Italia, secondo il pacchetto clima Ue, dovrebbe garantire il 17% dei suoi consumi finali lordi di energia con le fonti alternative (5,2% nel 2005). «Nonostante la crescita di energia da fonti rinnovabili in settori quale l'eolico onshore, il biogas e il biodiesel - si legge nel rapporto - l'Italia è ben lontana dal raggiungere gli obiettivi fissati a livello europeo. Le cause di una tale situazione sono varie: le principali sono legate ai vincoli amministrativi quali le complesse procedure autorizzative a livello locale per la costruzione di impianti e il consolidamento della rete».
Migliori invece gli scenari delineati dalla Iea per quanto riguarda l'efficienza energetica: l'Italia, se confrontata con altri Paesi membri della Iea, ha sempre registrato un basso valore di intensità energetica (pari al rapporto tra domanda energetica totale e Pil) e anche un basso livello di emissioni di CO2 per Pil. Tali indicatori hanno subito un calo continuo negli altri Paesi membri della Iea negli ultimi vent'anni, mentre in Italia i progressi in materia sono rallentati ed oggi il Paese si attesta ampiamente nella media europea dei paesi della Iea. Nonostante quest'evidente tendenza di lungo periodo, l'intensità energetica è calata dell'1,9% nel periodo che va dal 2002 al 2007. Secondo le stime del Governo italiano, l'intensità energetica dovrebbe inoltre registrare un calo significativo nel periodo che va da oggi al 2030, in linea con le tendenze degli altri paesi industrializzati.
Alla luce della situazione complessiva l'Agenzia internazionale per l'energia ha formulato una serie di raccomandazioni per il nostro Paese, chiedendo in particolare che:
1) Si definisca una strategia di lungo termine per lo sviluppo del settore energetico in un mercato liberalizzato.
2) Si stabilisca un processo efficiente per l'identificazione delle infrastrutture energetiche essenziali.
3) Si accelerino gli sforzi per rispettare gli obblighi europei di riduzione delle emissioni al 2020, con l'attuazione di una strategia globale in materia di cambiamento climatico.
«L'obiettivo di lungo periodo dei nostri interventi - ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola - è fare dell'Italia una piattaforma per il mercato dell'energia che colleghi l'Europa meridionale con la regione mediterranea. Il Governo con la legge Sviluppo ha semplificato gli iter autorizzativi e promosso il dialogo con i territori interessati dalle operazioni di ristrutturazione e dai nuovi insediamenti. Intendiamo diversificare le fonti di energia sviluppando nuove opzioni tecnologiche: le fonti rinnovabili, il carbone pulito, l'energia nucleare. Il nostro obiettivo di lungo termine è il riequilibrio del sistema elettrico nazionale, con una riduzione dei costi di produzione e minori emissioni di gas con effetto serra. Puntiamo a un mix produttivo con il 25% di energia elettro-nucleare, il 25% di rinnovabili, e il restante 50% di fonti fossili, contro l'83% attuale».


















