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Il fenomeno Nimby paralizza il cantiere Italia
Impatto ambientale
Il fenomeno Nimby paralizza il cantiere Italia
L'osservatorio Nimby Forum evidenzia 283 opere contestate nel 2009, con una crescita del 7% e una netta prevalenza del comparto elettrico
17 Febbraio 2010
L'Italia è un paese sempre più in stallo sul fronte delle grandi opere. Questo è il quadro che emerge dalla quinta edizione dall'Osservatorio Nimby Forum, che dal 2004 analizza il fenomeno delle contestazioni ambientali territoriali a progetti di varia natura, basandosi su un monitoraggio delle principali testate nazionali e locali. Si tratta di impianti e infrastrutture che si trovano la strada sbarrata a causa di motivazioni riconducibili, nella maggior parte dei casi, proprio alla “sindrome” Nimby (Not in my back yard, non nel mio cortile).
Il fenomeno è in continua crescita, come testimoniano i 283 casi di impianti contestati nel 2009 (di cui 152 nuovi casi di protesta), con un aumento del 7% rispetto al 2008, e negli anni ha mutato le proprie caratteristiche, oltrepassando i confini delle opposizioni di cittadini per passare sul terreno di scontro tra schieramenti politici o tra istituzioni locali e centrali. Va di pari passo la tendenza di Nimby a trasformarsi in Not in my term of office (non durante il mio mandato elettorale), “in un quadro nel quale tendono a prevalere gli interessi locali, particolari, quando non esplicitamente individuali”, come recita il Rapporto. Il fenomeno, insomma, ha subito una forte politicizzazione ed è utilizzato spesso per fini elettorali. E la diatriba sul nucleare da parte delle Regioni si inserisce in questa scia.

Il fenomeno Nimby non fa differenze tra ambiti o tipologie di infrastrutture ed è indipendente dal loro stato di avanzamento: vengono infatti contestati termovalorizzatori, discariche, centrali energetiche, rigassificatori, infrastrutture viarie o ferroviarie sia in fase di autorizzazione che di cantiere o anche esistenti. Nel dettaglio, il comparto elettrico, con 160 impianti contestati (tra impianti per la produzione di elettricità e elettrodotti, gasdotti e siti di stoccaggio gas) , detiene il 56,5% del totale, seguito dai rifiuti (41 termovalorizzatori, 38 impianti per il trattamento dei rifiuti, 16 discariche) e dalle infrastrutture (8,1%). Il settore elettrico ha manifestato una crescita notevole e costante nel numero di contestazioni, dovute alla proliferazione dei progetti, mentre per contro le opposizioni nel comparto rifiuti sono diminuite rispetto alle edizioni precedenti del Rapporto.
A questi numeri si aggiunge la recente ondata di contestazioni rivolte agli impianti energetici che sfruttano fonti rinnovabili. L'Osservatorio Nimby Forum 2009 ha riscontrato un aumento dei casi di opposizione a centrali a biomasse (70 rispetto alle 52 del 2008) e impianti eolici (20 contro 5 del 2008) e, per la prima volta dall'inizio della ricerca, ha rilevato tre contestazioni a parchi fotovoltaici. Anche il consenso alle pale eoliche, insomma, sembra venir meno nel caso in cui siano installate nel proprio “cortile”.

Risultano stabili i dati inerenti la distribuzione geografica del fenomeno Nimby, confermando una maggior concentrazione al nord: oltre il 50% degli impianti contestati è rilevato nel nord est e nord ovest, mentre sud e centro si attestano attorno al 20%. La paura per l'impatto sull'ambiente è la prima causa delle contestazioni (26,1%), ma in seconda posizione, con un buon 17,9%, vengono addotte carenze procedurali. Dato lo stretto legame con il territorio, gli enti pubblici che hanno più preso posizione contro le opere censite sono i Comuni limitrofi (85,6% di pareri contrari) e i Comuni interessati dall'opera (68,3%). L'Osservatorio ha anche dedotto che, tra le amministrazioni comunali che si oppongono agli impianti, prevalgono quelle guidate da liste civiche non riconducibili a uno dei due schieramenti (59,3%), mentre centrodestra e centrosinistra si spartiscono più o meno equamente un 20% a testa.
In generale, gli enti pubblici sono la seconda fonte di contestazione (31,4%), preceduta da soggetti riconducibili a movimenti di cittadini (40,7%), mentre le tanto vituperate associazioni ambientaliste sono fautrici solo del 9,9% delle opposizioni.
 
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