
Tra le ragioni del suo sviluppo, Frost & Sullivan indica diversi fattori: non solo il risparmio complessivo rispetto all'acquisto e alla gestione di un'automobile, ma anche la riduzione di traffico e inquinamento e la possibilità d'introdurre veicoli elettrici nel parco di mezzi disponibili. Il coordinamento italiano del car sharing è affidato dal ministero dell'Ambiente a Iniziativa Car Sharing, finanziata con nove milioni di euro nel 2000 e con altri dieci milioni nel 2005. Aswin Kumar, analista di Frost & Sullivan, cita proprio l'Italia come esempio di sostegno pubblico a questo tipo di mobilità sostenibile, oltre all'esperienza francese di Autolib a Parigi.
Stando alla ricerca, il numero delle auto elettriche nei servizi di car sharing aumenterà nei prossimi anni: un veicolo su tre (tra quelli nuovi) dal 2012 per arrivare a un veicolo elettrico ogni cinque nel 2016. Il fatturato potenziale del car sharing a livello europeo è pari a circa 2,6 miliardi di euro nel 2016, con la possibilità di sostituire oltre un milione di veicoli privati. Tra gli obiettivi futuri c'è l'estensione dei servizi e delle politiche di marketing; un problema rimane l'allargamento del servizio fuori dei centri urbani. Un'altra iniziativa che sta muovendo i primi passi è il car pooling, cioè la condivisione di auto private per dividere i costi del viaggio, magari iscrivendosi al nuovo sito www.postoinauto.it


















