Smaltimento
I rifiuti elettronici sommergeranno i paesi emergenti
Gli scarti dei prodotti tecnologici, segnala un rapporto Onu, aumentano globalmente di circa 40 milioni di tonnellate l'anno
01 Marzo 2010
Nelle nazioni in via di sviluppo i rifiuti di materiali elettronici aumenteranno esponenzialmente nel prossimo decennio, con la sola India che registrerà entro il 2020 un incremento del 500% rispetto ai livelli del 2007. Lo segnala un rapporto dell'Onu diffuso dall'Agenzia Reuters, secondo cui la cosiddetta “e-spazzatura”, termine che considera telefoni, stampanti, televisioni, frigoriferi e altre strumentazioni, aumenta globalmente di circa 40 milioni di tonnellate l'anno. L'emissione delle tossine cresce quando i rifiuti sono bruciati impropriamente da soggetti non autorizzati, attratti spesso dalla presenza di componenti di valore come rame e oro. La relazione evidenzia come entro il 2020 il volume di rifiuti elettronici di Cina e Sudafrica sarà il 400% più consistente rispetto a quello del 2007.
Il rapporto, a cui ha collaborato anche l'agenzia svizzera per l'ambiente, segnala come gli Usa siano il maggior produttore di rifiuti elettronici al mondo, creando annualmente 3 milioni di tonnellate. A breve distanza c'è la Cina, la cui produzione di 2,3 milioni di tonnellate è solo parte del monte rifiuti che il paese asiatico è tenuto a gestire, ricevendo molte delle strumentazioni elettroniche scartate dai paesi sviluppati. «Questo rapporto sottolinea l'urgenza di definire un processo ambizioso, formale e regolato per la raccolta e la gestione dei rifiuti elettronici grazie alla creazione in Cina di grandi ed efficienti complessi creati ad hoc», ha dichiarato il direttore esecutivo del Pnua (Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente), Achim Steiner. Il rettore dell'Università delle Nazioni Unite, Konrad Osterwalder, ha sostenuto tuttavia che, se gestiti correttamente, i rifiuti elettronici possano rappresentare un'opportunità economica.