
L'incognita delle reti
Il rapporto, tuttavia, esclude i costi di trasmissione. Qui si apre un altro capitolo molto delicato per l'eolico marino, perché richiede investimenti altissimi per costruire le linee di collegamento tra i vari impianti e la terraferma. Sono le cosiddette “super grid” al centro di numerosi progetti, soprattutto nel Mare del Nord. Il problema è noto: le fonti rinnovabili producono energia in modo discontinuo. Serve allora una rete capillare ad alta tensione, capace di assorbirla e distribuirla tra vari Paesi dove c'è maggiore richiesta di elettricità. È ancora prematuro stabilire il costo di simili infrastrutture, che potrebbero far lievitare i costi reali dell'eolico offshore oltre i livelli stimati da Parsons Brinckerhoff.
Campanello d'allarme
Una recente ricerca Datamonitor ha lanciato un altro campanello d'allarme sul maxi progetto britannico di raggiungere i 32 Gw di potenza eolica installata sul mare nel 2020. Il Governo aveva annunciato a gennaio i vincitori (aziende e consorzi) dei bandi per la costruzione di nove parchi offshore. Datamonitor, però, ritiene che la rete elettrica inglese sia troppo obsoleta e inefficiente per sopportare il carico aggiuntivo dell'energia rinnovabile, consigliando maggiori investimenti in altri settori, soprattutto nucleare, smart grids e cattura della Co2. La Gran Bretagna sta cercando d'impegnarsi sui vari fronti. Ha già bandito la costruzione di nuove centrali a carbone prive di sistemi Ccs (carbon capture and storage), sta finanziando progetti di ricerca per il carbone pulito e pianificando nuove centrali nucleari per rimpiazzare quelle vecchie.


















