
Questi i principali risultati del rapporto Mal'Aria Industriale 2010 di Legambiente. Ad aggravare il problema ci sono proprio le lungaggini burocratiche del nostro Paese, denuncia l'associazione ambientalista. Il decreto legislativo 59/2005, accogliendo la Direttiva europea per la prevenzione dell'inquinamento, ha previsto l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) come strumento decisivo per controllare l'efficienza degli impianti industriali.
Purtroppo, i pareri della Commissione nazionale che dovrebbe pronunciarsi su queste autorizzazioni, continuano a procedere con lentezza esasperante. Nulla è cambiato neppure con la procedura d'infrazione europea, scattata nel 2008 perché l'Italia aveva ignorato la scadenza del 30 ottobre 2007 per adeguare gli impianti alle norme comunitarie. Il risultato è che appena 41 impianti (di cui dieci di nuova costruzione) su 191 hanno già ottenuto l'Aia. Tra le 143 industrie ancora sprovviste dell'autorizzazione, figurano 85 centrali termoelettriche, 39 impianti chimici (il 90% del totale), 17 raffinerie e due acciaierie tra cui l'Ilva di Taranto.
Secondo Legambiente, il ministero dell'Ambiente dovrebbe potenziare urgentemente sia la Commissione Aia sia l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per recuperare il terreno perso. «I passi in avanti degli ultimi decenni per ridurre l'inquinamento industriale, non sono stati sufficienti a salvaguardare la salute dei cittadini che vivono nei pressi degli stabilimenti», ha commentato il responsabile scientifico di Legambiente, Stefano Ciafani. «Le Regioni devono investire risorse adeguate per quelle Agenzie regionali per la protezione ambientale che, in due terzi del Paese, non sono in grado di assolvere i compiti sui controlli che gli sono stati assegnati per legge».


















