La sorprendente decisione, presa in seguito alle polemiche scoppiate nei mesi scorsi per i tentativi di installazione di alcune centrali eoliche marine lungo le coste sarde, sembra prefigurare una sorta di monopolio regionale nell'energia del vento - fatti salvi i diritti acquisiti e i nuovi impianti per cui si sono già concluse le procedure - che difficilmente sembra accordarsi con i principi europei di libera concorrenza. Con un altro provvedimento la Giunta sarda ha poi deciso la notifica alle Capitanerie di porto di una diffida alla realizzazione di impianti off-shore davanti ai litorali sardi. La decisione che riguarda in particolare il parco eolico progettato nel Golfo di Cagliari dalla ditta Trevi. Saranno però esclusi gli impianti per l'autoproduzione e l'autoconsumo, come nel caso di Portovesme.
L'Anev (Associazione nazionale energia del vento, che rappresenta i produttori dell'eolico) si è immediatamente schierata contro la decisione dell'esecutivo sardo. «Dopo l'incontro avuto con il presidente Cappellacci nel maggio 2009 - si legge in un comunicato diffuso dall'Anev - nel quale il presidente prometteva un cambio di rotta nel senso del rispetto del diritto e della trasparenza dell'amministrazione regionale, l'anev resta esterrefatta dalle dichiarazioni del presidente cappellacci sull'eolico. Infatti dopo il citato incontro estremamente cordiale e positivamente valutato anche dalla Uil che era presente, il presidente stesso si era detto favorevole all'istituzione di un tavolo tecnico per risolvere le questioni relative alla precedente gestione Soru", cosa mai avvenuta».
«Inoltre le rassicurazioni dello stesso Cappellacci nei confronti del'associazione, ad oggi non concretizzatesi - prosegue la nota dell'associazione - riguardavano il fatto che si sarebbe evitato qualsiasi percorso poco chiaro o discriminatorio da parte della Regione che volesse favorire un'azienda rispetto ad un'altra. L'Anev auspica che ciò che è stato anticipato dalla stampa non corrisponda al merito di quanto inserito nei documenti ufficiali non ancora pubblici e che quindi la Regione Sardegna possa tornare a garantire agli investitori parita' di trattamento, rispetto delle norme e percorsi autorizzativi non discriminatori. L'Anev resta in attesa dei documenti ufficiali per verificare eventuali azioni da porre in campo per evitare danni ai propri associati».


















