Pur condividendo l'obiettivo principale della Regione (produrre il 20% del proprio fabbisogno da fonti rinnovabili), per cui è stato stanziato entro il 2013 un miliardo di euro, l'associazione critica aspramente la scelta di ricavare il 60% di quel 20% da biomasse legnose, definendola uno “sperpero di denaro pubblico e di enorme danno ambientale”. Il piano del Piemonte prevede di utilizzare ogni anno 2,2 milioni di metri cubi di legname tagliato secondo le norme della nuova Legge regionale 4/2009: norme considerate dal Wwf assai “discutibili” e non sostenibili.
Al centro del mirino c'è il fatto che l'articolo 18 della Legge consente, attraverso il meccanismo della gestione provvisoria associativa, il taglio del bosco senza alcuna comunicazione diretta al proprietario. Inoltre il piano di sfruttamento delle biomasse forestali, sostiene il Wwf, non riuscirà a limitare il taglio alle piante sopra i 50 anni, estendendolo nei fatti fino al 70% degli alberi presenti e intaccando dunque sia “interessi” che “capitale”.
La critica del Wwf assume toni più generali configurandosi come una condanna totale all'utilizzo del legno per produrre energia, che sarebbe attuato solo per speculazioni economiche legate a un sistema di incentivi ingiustificato: mancherebbe una valutazione dei costi ambientali dell'attività. Il Wwf sostiene anche che né Francia, Né Svizzera, Né Austira utilizzano le biomasse forestali per produrre elettricità, limitandosi a sfruttare i redisui di lavorazione del legno a fini termici. C'è da dire, tuttavia, che in almeno uno di questo tre casi il Wwf si sbaglia.
Prima di tutto secondo il Wwf non è vero che la superficie forestale italiana sia aumentata a causa dell'abbandono dei territori marginali, dato che la quota procapite di boschi è sempre diminuita e oggi è circa la metà rispetto al 1861. La quantità del nostro legno, in sostanza, sarebbe abbastanza limitata. Altro fattore negativo riguarda i bassi rendimenti energetici ed elettrici degli attuali impianti a biomasse rispetto ai combustibili tradizionali (soprattutto, rispetto al gas con ciclo combinato), che di fatto rende li rende scarsamente efficienti. Il basso rendimento è dovuto alle ridotte dimensioni degli impianti, una contingenza poco modificabile perché, altrimenti, si dovrebbe consumare troppo legname rispetto a quanto un determinato territorio può produrre. Infine, osserva il Wwf, c'è il fattore basilare dell'alterazione e distruzione degli ecosistemi forestali e il pericolo di compromettere il potere di assorbimento della Co2 da parte delle foreste.


















