Il Patto per il territorio avrà la sua prima applicazione nel bacino idrografico del Tevere, un territorio compreso in gran parte tra Umbria e Lazio dichiarato “critico” dal Piano di assetto idrogeologico. Qui, infatti, sono presenti 328 aree classificate ad alto rischio frana, dislocate in 142 comuni, mentre le aree ritenute a rischio idraulico sono oltre 330 in 154 comuni (46% del totale) localizzate sia lungo il reticolo principale, che in quello secondario e minore. In particolare le superfici a rischio esondazione dislocate lungo le aste fluviali principali del bacino coprono una superficie di 6867 ettari, di cui il 73% è classificata a rischio più elevato. L'estensione delle aree a rischio è in aumento, come confermano i nuovi studi dell'Autorità di bacino in discussione in questi mesi. Per l'intero bacino, il Pai (Piano di stralcio per l'assetto idrogeologico) ha previsto anche gli interventi necessari da attuare sulle aree a rischio del reticolo idrografico e sui versanti collinari e montani, più una quota per manutenzioni, per un totale di poco inferiore a 1,7 miliardi di euro. Di questo importo ad oggi è stato stanziato poco meno del 4%.
«La prevenzione del rischio non è solo un problema di risorse finanziarie, ma necessita anche di un vero cambiamento di mentalità - ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente -. È prioritario, quindi, uscire dalla logica emergenziale post-disastro per impostare una corretta politica di gestione ordinaria del suolo in tutti i suoi aspetti, urbanistici, ambientali, sociali e di manutenzione, che costituirebbe la vera grande opera pubblica su cui impegnare risorse pubbliche, locali e nazionali, e risorse private».
«In questo particolare momento - sostiene Flavio Morini, delegato ambiente e territorio di Anci - assume rilevanza il tema del dissesto idrogeologico nella sua concezione più ampia. Non si tratta soltanto di problemi naturali determinati alla situazione geomorfologica del territorio italiano, ma anche di una serie di fattori legati sia all'agricoltura che all'intervento dell'uomo. L'impegno dell'Anci è di sensibilizzare gli enti associati al fine di prevenire questo fenomeno. I comuni avanzeranno proposte per reperire i finanziamenti necessari per intervenire ulteriormente su queste tematiche»


















