«L'incertezza compromette gli investimenti e il mercato della Co2 - sostiene Richard Morse, ricercatore a Stanford e coautore del rapporto -. I progetti eolici cinesi possono ottenere crediti Onu se il ritorno previsto è inferiore all'8%. Ma le variazioni dei prezzi dell'energia eolica possono far scendere i ritorni degli investimenti sotto l'8%. Ma è quasi impossibile verificare in modo indipendente che cosa accadrebbe senza i crediti Onu in Cina, dove la trasparenza è limitata. Essenzialmente è il Governo cinese a determinare l'andamento del mercato».
Il consiglio del Clean Development Mechanism Onu è teatro di una polemica interna che influenzerà il numero di crediti emessi. Il presidente Clifford Mahlung vuole ammorbidire i criteri di ammissione dei progetti e aumentare il flusso di crediti certificati di credito. Altri consiglieri affermano che così si rischia di finanziare progetti che non riducono davvero la Co2. Il 22 marzo il consiglio esaminerà quale politica scegliere. Ammorbidire i criteri per l'eolico cinese, secondo lo studio di Stanford, vorrebbe dire generare nuovi crediti per 100 milioni di tonnellate entro il 2012, il 10% dei crediti certificati attesi per quell'anno, in base la stima del Risoe Centre on Energy, Climate & Sustainable Development di Roskilde, in Danimarca.


















