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Le rinnovabili devono replicare il boom di petrolio e gas
Politiche energetiche
Le rinnovabili devono replicare il boom di petrolio e gas
Eolico offshore, energia marina, carbone pulito e nucleare: l'esempio della Gran Bretagna fa pensare a un nuovo modello economico e sociale
23 Marzo 2010
Le rinnovabili dovranno replicare il boom di petrolio e gas nel Mare del Nord negli anni ’60 e ’70, con un radicale cambiamento del sistema economico e sociale. Questa la premessa di un rapporto della Institution of Civil Engineers sulle risorse della Gran Bretagna nell’energia offshore (impianti eolici e per lo sfruttamento dei moti ondosi). Tali risorse sono tra le maggiori del mondo e potrebbero soddisfare circa la metà della domanda energetica inglese, creando circa 40mila posti di lavoro. Senza contare le nuove centrali nucleari o a carbone pulito che andrebbero costruite per non lasciare il Paese senza elettricità e ridurre contemporaneamente le emissioni inquinanti.

Dove va l'atomo inglese
Altri studiosi della Royal Academy of Engineering si sono chiesti se la Gran Bretagna rispetterà il suo piano di rinascita nucleare, formulando alcuni scenari per la politica energetica britannica. Londra vorrebbe raggiungere i 25 Gw di potenza installata nell’atomo nel 2025, ma il rapporto sostiene che le compagnie interessate a tali investimenti hanno già tagliato i loro piani del 28%; così la Gran Bretagna potrebbe aggiungere appena due Gw a quelli attuali, arrivando a 13 nei prossimi anni. Il rapporto inglese ha poi allargato l’orizzonte delle sue previsioni, considerando l’obiettivo nazionale di ridurre dell’80% la Co2 entro il 2050.

Una politica radicalmente nuova
Il Paese, infatti, dovrebbe impegnarsi nel maggiore programma d’investimenti e modifiche sociali mai affrontato nella sua storia; non solo nelle rinnovabili con quasi 20mila turbine eoliche installate sulla terraferma e sul mare, impianti per sfruttare l’energia marina e pannelli solari e pompe di calore nella maggior parte delle abitazioni britanniche. Bisognerà costruire almeno 40 centrali nucleari o a carbone dotate di tecnologia Ccs (carbon capture and storage), oltre a diffondere l’elettrificazione dei trasporti e il potenziamento delle linee ad alta tensione. Il rapporto sostiene che bisogna concentrare tutti gli sforzi sulle tecnologie già note, senza disperdere tempo e risorse in progetti dall’esito ancora incerto. «Non c’è più tempo per ulteriori consultazioni o per aspettare nuove soluzioni tecniche. Investimenti nelle infrastrutture di questa portata non possono avvenire seguendo le tabelle di marcia della politica».

Rinnovabili e carbone pulito
Una nuova politica energetica è tanto più urgente quanto più si ricorda che un terzo delle centrali inglesi a fonti fossili chiuderà entro il 2025, togliendo 30 Gw di potenza al Paese. Nei giorni scorsi, il Governo ha annunciato le aziende vincitrici del primo programma mondiale per lo sviluppo delle energie marine; a gennaio, invece, aveva assegnato i bandi per l’eolico offshore per oltre cento miliardi di sterline d’investimenti privati e una potenza complessiva di 32 Gw. L’eolico marino, così come le altre fonti pulite, richiede l’appoggio politico su diversi fronti: incentivi e finanziamenti, potenziamento dei servizi portuali per trasportare le turbine, ampliamento della rete elettrica nazionale. Nei giorni scorsi, il Dipartimento britannico dell’Energia ha pubblicato una strategia sulla tecnologia Ccs, che potrà essere pienamente commercializzata tra il 2020 e il 2025 stando alle stime più ottimiste. Ci saranno quattro progetti dimostrativi nei prossimi anni; E.On e Scottish Power riceveranno i fondi per il primo di questi progetti.
 
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