Si tratta, precisa l'associazione, di una trentina di impianti di aziende agricole, agro-alimentari e di allevamento radicati principalmente sul territorio lombardo, entrati in esercizio commerciale a partire dal 2005, perlopiù realtà di micro- piccola generazione, con potenza del co-generatore che varia da 500 kW a 1300 kW, avviati per integrare il reddito aziendale e che possono usufruire esclusivamente dei certificati verdi.
In una nota inviata all'inizio di marzo al ministro per lo Sviluppo economico, il presidente di Fiper sottolinea che “Regione Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto hanno creduto, in parte finanziato, questi impianti nell'ottica di promuovere concretamente la filiera agricola biomassa-energia e cercare di porre rimedio alla gestione dei nitrati che coinvolge la pianura padana”. E aggiunge “Sicuramente la loro gestione nella situazione attuale è del tutto antieconomica e in mancanza di soluzioni adeguate ed idonee diventa indispensabile la loro chiusura”.
L'associazione osserva che oltre alla diminuzione del prezzo di offerta dei certificati verdi (variato da 140 Euro/MWh nel 2007 a 112 Euro/MWh nel 2010) si è contemporaneamente alzato del 15-20% il costo delle materie prime. Fiper propone dunque che anche gli impianti a biogas inferiori a 1 Mw entrati in esercizio in data antecedente il 1 gennaio 2008 possano beneficiare della tariffa onnicomprensiva limitatamente al periodo residuale dell'incentivo, calcolato sottraendo alla durata quindicennale della tariffa il tempo intercorso tra la data di entrata in esercizio degli impianti di biogas e il 31/12/2007.


















