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L'86% dei comuni italiani ha scelto le rinnovabili
Fonti alternative
L'86% dei comuni italiani ha scelto le rinnovabili
Nella Penisola, segnala un rapporto di Legambiente, quasi 7.000 amministrazioni ospitano almeno un impianto a energia pulita
24 Marzo 2010
I progetti di nuovi impianti solari, eolici, geotermici, idroelettrici e da biomasse si susseguono a ritmo incalzante, tanto che nel 2009 erano ben 6.993 i comuni italiani che ospitavano almeno un impianto di produzione energetica da fonti rinnovabili, pari all'86% dei municipi nazionali. È quanto evidenzia il rapporto “Comuni Rinnovabili 2010” di Legambiente, realizzato in collaborazione con Gse e Sorgenia. I numeri testimoniano la crescente diffusione sul territorio nazionale delle energie alternative: i municipi “verdi” erano 5.580 nel 2008 e 3.190 nel 2007.

Più nel dettaglio, i comuni del solare sono 6.801 (erano 5.580 lo scorso anno), pari all'83,9 % del totale. Per il solare fotovoltaico è il Comune di Craco (Mt) in testa alla classifica di diffusione, con una media di oltre 542 Kw ogni 1.000 abitanti. Nel solare termico a vincere è il piccolo centro di Fiè allo Sciliar (Bz), con una media di 1.152 mq/1.000 abitanti, che riesce a soddisfare larga parte dei fabbisogni di acqua calda sanitaria e riscaldamento delle famiglie. Sono in tutto ben 51 i municipi che hanno già raggiunto l'obiettivo fissato dall'Unione Europea di 264 mq/1.000 abitanti, 15 in più rispetto allo scorso anno.

Decisamente inferiori invece i numeri dell'eolico: i comuni interessati in questo caso sono 297, per una potenza installata complessiva pari a 5.148 Mw, (1.287 Mw in più rispetto al 2009). Ben 192 di questi municipi possono considerarsi autonomi dal punto di vista elettrico, poiché grazie al vento producono più energia di quanta ne è effettivamente consumata.

I comuni del mini idroelettrico sono invece 799 (il rapporto prende in considerazione gli impianti fino a 3 Mw) con una potenza totale installata di 715 Mw, in grado di produrre ogni anno oltre 2.860 GWh, pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 1.100.000 famiglie tipo. La geotermia interessa 181 comuni, per una potenza installata pari a 880 Mw elettrici e 38,8 termici. Grazie a questi impianti sono prodotti ogni anno circa 6.600 GWh di energia elettrica.

Infine le amministrazioni locali che ospitano impianti a biomassa sono 788, per una potenza installata complessiva di 1.023 Mw elettrici e 985 termici. In particolare sono 286 i comuni in cui gli impianti utilizzano biomasse di origine organica animale o vegetale, riuscendo a soddisfare larga parte del fabbisogno di riscaldamento e acqua calda sanitaria. In totale sono 825 i municipi che producono più energia elettrica di quanta ne consumino le famiglie residenti grazie all'utilizzo di una sola energia alternativa (mini-idroelettrica, eolica, fotovoltaica, da biomasse o geotermica).

«Nel 2009 la crescita delle fonti rinnovabili è stata fortissima (+13% di produzione), e dimostra quanto oggi queste tecnologie siano affidabili e competitive - ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, Presidente nazionale di Legambiente -. Ora occorre puntare con forza in questa direzione, capire quanto sia nell'interesse del Paese raggiungere gli obiettivi fissati dall'Unione Europea al 2020 per la riduzione delle emissioni di Co2 e la crescita delle rinnovabili. Per questo siamo preoccupati di fronte all'assordante silenzio che ci sta accompagnando alla scadenza del prossimo giugno, quando l'Italia dovrà comunicare all'Ue il piano nazionale per rientrare nell'obiettivo al 2020 del 17% di rinnovabili. I numeri, le storie raccontate da questo rapporto dimostrano che questi target sono a portata di mano, e che la soluzione più intelligente è quella di guardare ai territori, alla domanda di energia da parte di case, uffici, aziende e attività agricole per capire come soddisfarla con le risorse rinnovabili più adatte ed efficienti».

Legambiente ha perciò elencato una serie di interventi indispensabili per far continuare la corsa delle fonti pulite, a cominiciare dalla semplificazione delle procedure. Secondo l'associazione ambientalista bisogna far diventare un atto libero e gratuito la realizzazione di un impianto domestico rinnovabile. Va inoltre definito uno scenario certo, di progressiva riduzione degli incentivi alle fonti rinnovabili con un orizzonte da fissare al 2020. La priorità va data al prolungamento degli incentivi in Conto energia per il solare fotovoltaico (in fase di scadenza). Ma per gli ecologisti altrettanto urgente è dare certezza al solare termico e agli interventi di risparmio energetico (con il 55% di detrazione fiscale) che termineranno nel 2010, senza dimenticare gli investimenti sulla rete energetica, per adeguarla a una generazione sempre più efficiente e distribuita. Un altro punto delle proposte di Legambiente è l'innovazione energetica degli edifici, che dovrebbero prevedere prestazioni minime obbligatorie di efficienza e di uso delle rinnovabili, così da sostenere una politica per riqualificare e migliorare le prestazioni energetiche del parco immobiliare esistente.
 
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