
La delibera della Giunta sarda fa però esplicito riferimento a tutte le fonti di energia rinnovabile che, dunque, potrebbero essere interessate dall'azione di Sardegna Energia. Un'attività che si preannuncia intensa, se si considera che «la normativa proposta scaturisce dalla necessità di dotare la Regione di uno strumento operativo che, in attuazione dei piani e degli indirizzi di politica energetica regionale, consenta da un lato di sviluppare azioni ed interventi idonei a promuovere e aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e dall'altro a garantire uno sviluppo armonico del territorio», come si legge nel disegno di legge.
Sardegna Energia si configura come uno strano moloch a 3 teste: innanzitutto la società regionale «avrà lo scopo di definire ed attuare, in conformità dei piani, programmi e indirizzi della Regione in materia energetica», ovvero di definire nel dettaglio i programmi regionali in materia di energia. Ma soprattutto «la società è autorizzata all'esercizio di funzioni strumentali, integrative e connesse alle attività indicate. Al fine di implementare specifiche attività nel settore energetico, può altresì promuovere la costituzione di altre società controllate oppure acquisire partecipazioni in altre società a capitale interamente pubblico». Traducendo dal burocratese, sembra proprio che Sardegna Energia potrà intervenire nella realizzazione degli impianti da fonte rinnovabile, direttamente o attraverso la costituzione di società controllate.
In più «la Società, su delega della Regione, cura inoltre l'attuazione delle politiche energetiche regionali ed il monitoraggio degli accordi e delle autorizzazioni rilasciate ai sensi dell'art. 12 del D.Lgs. n.387/2003», ovvero avrà l'ultima parola sulla concessione delle autorizzazioni per la costruzione degli impianti. Dunque se il Consiglio regionale darà via libera al progetto, in Sardegna avremo lo strano caso di una società a capitale interamente pubblico che stabilirà quali tipologie di fonti privilegiare, interverrà attivamente nella costruzione di impianti e, soprattutto, potrà negare o concedere ai competitor privati la possibilità di realizzare centrali sul suolo regionale. Insomma, il monopolio pubblico non è esplicitato, ma sicuramente l'obiettivo della Regione Sardegna è quello di costituire una società pubblica in evidente posizione dominante sul mercato. In attesa del primo ricorso dei produttori privati di fonti rinnovabili alle corti di giustizia europee.


















