
L'ultimo vantaggio degli Stati Uniti
Agli Stati Uniti rimane un esiguo vantaggio sulla potenza complessivamente installata nelle fonti rinnovabili con 53,4 Gw, anche se la Cina incalza dovendo recuperare meno di un Gw per raggiungere un altro record a livello mondiale. Germania e Spagna possono contare rispettivamente su 36 e 22 Gw di capacità produttiva nell'energia pulita. Considerando però la crescita degli investimenti dal 2005 al 2009, il gradino più alto del podio spetta alla Turchia (+178%) seguita da Cina e Brasile (+148%) mentre gli Stati Uniti scivolano al sesto posto dietro Gran Bretagna e Italia. Osservando, infine, l'aumento della potenza installata dal 2005 al 2009, la Corea del Sud vince nettamente (+249%) precedendo Cina (+79%) e Australia (+40%).
I numeri del 2009
L'energia verde mostra così una certa vitalità nonostante la recessione che ha colpito l'economia internazionale; difatti gli investimenti nel settore sono diminuiti complessivamente solo del 6,6% nel 2009 rispetto al 2008, segnando un balzo del +230% negli ultimi cinque anni. I Paesi del G-20 hanno investito mediamente 32 miliardi di dollari negli ultimi tre trimestri del 2009, superando i 110 miliardi nell'intero anno (escludendo le attività di ricerca e sviluppo). Questo gruppo di nazioni rappresenta circa il 90% della green economy mondiale; la maggior parte dei membri del G-20 ha più che raddoppiato l'impegno finanziario per le rinnovabili tra 2005 e 2009. La potenza complessivamente installata nelle rinnovabili ha toccato i 250 Gw.
Più Pil per l'energia verde
Sono le politiche energetiche dei vari Paesi a promuovere lo sviluppo dell'economia verde. Lo conferma la classifica delle percentuali di Pil investite nell'energia pulita: al primo posto c'è la Spagna con lo 0,74%, seguita da Gran Bretagna (0,51%) e Cina (0,39%) mentre gli Stati Uniti ristagnano all'undicesimo posto con lo 0,13% del Pil impiegato per le rinnovabili. I Paesi più virtuosi hanno adottato diverse misure per favorire gli investimenti nelle fonti alternative: standard nazionali per la produzione di energia rinnovabile e la riduzione delle emissioni inquinanti, tariffe feed-in e altri incentivi finanziari. Lo studio di Pew Charitable Trusts ricorda, in particolare, lo sforzo cinese con i suoi ambiziosi traguardi nell'eolico e solare. Il prossimo passo per Pechino sarà soddisfare una quota crescente di produzione energetica con le rinnovabili, rinunciando progressivamente al carbone. Molti ostacoli sono ancora da rimuovere, come emerso recentemente nel settore eolico: i produttori locali, favoriti da una legge protezionista poi abolita, non sono riusciti a tenere il passo dell'evoluzione tecnologica delle aziende occidentali.
Il mosaico americano cerca stabilità
Diversa è la situazione negli Stati Uniti, un mosaico di provvedimenti statali senza una politica unitaria, capace per esempio di fissare obiettivi nazionali sugli incentivi alle rinnovabili e la riduzione della Co2. L'incertezza spaventa le aziende, tanto che gli investimenti nella green economy sono calati del 40% nel 2009 rispetto al 2008. Gli Stati Uniti potrebbero guidare nuovamente l'economia verde nei prossimi anni, considerando che Washington ha stanziato il maggior programma pubblico per le rinnovabili con oltre 65 miliardi di dollari previsti dall'amministrazione Obama. La Cina ha annunciato 46 miliardi mentre la Corea del Sud destinerà 27 miliardi al settore. Finora gli Stati Uniti hanno speso una minima parte di questo denaro (circa otto miliardi), così come gli altri Paesi. I due terzi dei 184 miliardi, stanziati a livello mondiale per l'energia pulita, dovrebbero essere spesi nel 2010 e 2011. Washington, inoltre, conserva il primato negli investimenti di private equity, potendo giocare sempre un ruolo di primo piano nell'innovazione tecnologica. Pew Charitable Trusts prevede una crescita pari al 25% nel 2010 per gli investimenti mondiali nelle rinnovabili, passando da 162 a 200 miliardi di dollari.


















