
Il ruolo degli Usa
La decisione del presidente americano Barak Obama di puntare con forza su questo tipo di installazioni è destinata a incrementare notevolmente le prospettive di sviluppo del settore: il mercato americano è infatti destinato a esplodere, con ben 10,3 Gw di nuovi impianti già messi a progetto nei prossimi 10 anni. In questo arco temporale la potenza aggiuntiva installata a livello globale del solare termodinamico potrebbe toccare così i 18,6 Gw. Gli Usa dominerebbero il mercato con oltre il 55% della nuova capacità, ma anche i paesi asiatici (Cina e e India in testa) aggiungerebbero 5 Gw, mentre l'Europa riuscirebbe ad installare “soltanto” ulteriori 2,5 Gw, causa l'elevato tasso di urbanizzazione dei suoi territori. Il raggiungimento di questo obiettivo comporterebbe un investimento complessivo vicino ai 70 miliardi di dollari, ma porterebbe alla generazione di 40.000 Gwh annui di elettricità, pari a circa il 13% del fabbisogno elettrico annuale di un paese come l'Italia.
La crescita del solar tower
La prevista leadership americana avrà non poche conseguenze sullo sviluppo tecnologico del settore: attualmente gli impianti termodinamici a concentratore parabolico lineare (parabolic trough) rappresentano oltre il 64% della potenza installata. Ma la grande disponibilità negli Stati Uniti di territori aridi e pianeggianti è destinata a favorire lo sviluppo delle centrali solar tower, che si configurano appunto come una distesa di specchi piani concentratori. Questa tecnologia, data negli scorsi anni in parabola discendente, dovrebbe invece arrivare a interessare nel futuro circa un quarto del mercato. Le prospettive degli impianti a disco parabolico e dei concentratori lineari Fresnel appaiono invece oggi più incerte rispetto al passato.
Verso la grid parity
Gli impianti parabolic trough sono destinati comunque a rimanere la tipologia più utilizzata: attualmente, la messa in esercizio di una centrale da 50 Mw di questo tipo richiede in media un investimento pari a circa 200 milioni di euro, cui vanno aggiunti altri 2 milioni l'anno per la gestione e manutenzione. La produzione elettrica, in un'area a insolazione medio-alta, è di oltre 110.000 Mwh, che comporta dunque un costo di produzione elettrico di poco più di 20 centesimi di euro per Kwh, valore ancora lontano ai 6,5 centesimi di euro per Kwh delle fonti fossili tradizionali. Ma il previsto incremento delle dimensioni degli impianti - che potrebbero presto raggiungere capacità di 400 Mw - , unito ai vantaggi di una produzione in serie e allo sviluppo della ricerca, potrebbe avvicinare sensibilmente i costi di produzione elettrica degli impianti parabolic trough a quelli delle fonti tradizionali entro i prossimi 10-12 anni.
La filiera italiana
Per quanto riguarda l'Italia, il rapporto del Politecnico prevede che il nostro paese avrà grossi problemi a raggiungere il traguardo dei 270 Mw di potenza installata entro il 2016, considerando che l'unico impianto in fase di costruzione (dal 2001) è “Archimede”, un progetto sperimentale da 5 Mw a Priolo Gargallo (Siracusa). Ma in realtà, date le particolari caratteristiche morfologiche del territorio italiano, appare altamente improbabile un vero e proprio boom di queste installazioni nella Penisola. Molto più interessanti, invece, sembrano le prospettive per la nostra filiera industriale, che pare avere tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista nei grandi progetti esteri del termodinamico. Due, in particolare, appaiono le aree di eccellenza delle aziende italiane: gli specchi e le applicazioni meccaniche.



















