L'apparenza inganna
Lo studioso ha proposto un nuovo metodo per calcolare il consumo delle risorse idriche: non basta sommare tutti i litri utilizzati nelle varie fasi della lavorazione. Bisogna considerare anche la provenienza dell'acqua. Per spiegare la sua teoria, Ridoutt ha esaminato due popolari prodotti: un barattolo di sugo per la pasta Dolmio e un sacchetto di M&M's. Il risultato provvisorio è che per coltivare pomodori, aglio, cipolla e zucchero contenuti in mezzo kg di sugo, servono 200 litri d'acqua; invece, tutti gli ingredienti dello snack richiedono 1.135 litri. In questo caso, però, l'apparenza inganna, perché i pomodori sono coltivati in climi caldi e secchi, con sistemi d'irrigazione che pescano dagli stessi bacini idrici utilizzati dall'uomo per l'acqua potabile. Il cacao e le noccioline del pacchetto M&M's, invece, crescono in regioni più temperate, senza irrigazione perché le piante assorbono l'acqua direttamente dal terreno.
Verso uno standard condiviso
Così il risultato finale mostra che il barattolo di sugo consuma dieci volte più acqua dello snack. Uno stesso prodotto, per esempio una scatola di mais, potrebbe avere numerose impronte secondo la provenienza delle coltivazioni: il grano coltivato nel Minnesota beneficia di piogge abbondanti, mentre quello dell'Arizona dipende dall'irrigazione in un ambiente piuttosto arido. L'obiettivo è arrivare a uno standard condiviso a livello internazionale per il water footprint, fornendo informazioni utili e chiare ai consumatori con particolare riguardo all'impatto ambientale dei vari prodotti.


















