La corsa a soddisfare le attuali necessità di approvvigionamento attraverso biocarburanti da parte di Stati Uniti, Canada ed Europa ha alterato in modo persistente i mercati dei prodotti alimentari. L'incremento della produzione di biocarburanti, inoltre, comporta un peggioramento delle condizioni di vita delle popolazioni indigene: spesso, infatti, le multinazionali del settore operano in paesi caratterizzati dalla presenza di regimi non democratici, che per fare spazio alle piantagioni procedono a espropri di terreni senza consultare le parti in causa e in assenza di adeguati indennizzi. Il rapporto di ActionAid smonta anche i possibili effetti positivi dei biocarburanti in chiave di lotta al cambiamento climatico: se si considera infatti l'energia utilizzata lungo tutta la filiera della produzione, i guadagni in termini di emissioni nella gran parte dei casi sembrerebbero essere marginali o inesistenti.
L'Italia è uno dei principali produttori di biocarburanti, con circa il 3% del totale dei combustibili per autotrazione, percentuale destinata ad aumentare. Per raggiungere gli obiettivi europei, nel solo settore trasporti, l'Italia necessiterebbe di destinare ai biocarburanti 2,2 milioni di ettari di superficie agricola (pressappoco equivalente alla Toscana), contro un potenziale di soli 0,6 milioni di ettari. Ciò significa che difficilmente si potranno produrre biocarburanti senza un massiccio ricorso alle importazioni, con conseguenti danni ambientali derivanti dalle maggiori emissioni connesse al trasporto dei prodotti agricoli. Questo assunto vale anche per il resto d'Europa, dove - nella migliore delle ipotesi - si può stimare una copertura al 2010 del 50-55% della superficie agricola necessaria per il raggiungimento dei target (9 milioni di ettari sui 17 milioni).



















