«Nella realtà i 180 giorni previsti - denuncia Massimo Daniele Sapienza, Presidente di Asso Energie Future - sono rimasti solo sulla carta, perché in Italia si aspettano anche 5 anni per un'autorizzazione. Questo blocco rende di fatto impossibile lo sviluppo del settore». La sentenza della Consulta, se da una parte dà torto alla Regione Puglia per aver introdotto la dichiarazione di inizio attività (Dia) in luogo della più complessa autorizzazione unica prevista con legge dello Stato, nel contempo dà atto alla Regione di aver favorito il riequilibrio ambientale nel sostenere la sostituzione di fonti energetiche inquinanti con impianti da fonti rinnovabili, garantendo misure compensative non previste dalla legislazione nazionale.
Intanto Confindustria Anie (Federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche) ha espresso forte preoccupazione per le sentenze della Corte Costituzionale. Secondo l'associazione i verdetti della Consulta hanno già avuto i primi effetti, negativi, sullo sviluppo del mercato fotovoltaico. In Puglia, ad esempio, le banche hanno già da qualche settimana sospeso le pratiche di finanziamento per quei progetti per i quali era prevista solamente la Denuncia di inizio attività (Dia). In questo modo, denuncia l'Anie, rischia di essere danneggiato l'intero sviluppo del mercato, mettendo in serio pericolo i 17.000 posti di lavoro creati sino ad oggi.
«Il fotovoltaico può contribuire almeno per il 5% alla domanda di energia elettrica nazionale - ha spiegato a Teleborsa Claudio Andrea Gemme, presidente dell'Associazione Energia di Confindustria Anie-Gifi -. L'industria fotovoltaica operativa in Italia ha già pianificato per il solo 2010 oltre 2,5 miliardi di euro di investimenti che porterebbero alla creazione di almeno 3.000 nuovi posti di lavoro lungo tutta la filiera». Ma questi numeri, denuncia l'Anie, a causa dei pronunciamenti della Consulta saranno inevitabilmente rallentati, se non addirittura bloccati.
Le sentenze della Corte Costituzionale, attacca l'associazione di Confindustria, «rappresentano un ulteriore ostacolo che contribuisce solamente ad aumentare il clima di incertezza, già creato dalla mancata approvazione del Conto Energia 2011 prima delle elezioni regionali e dall'assenza di Linee guida nazionali per il corretto inserimento degli impianti fotovoltaici sul territorio». «Le Linee guida nazionali - continua il presidente Claudio Andrea Gemme - avrebbero dovuto essere pubblicate entro marzo 2010 contestualmente al Conto Energia 2011; ad oggi attendiamo ancora la riunione della Conferenza Unificata Stato-Regioni, che dovrà dare il via definitivo a questi due importanti provvedimenti per il settore fotovoltaico».


















