Con queste premesse, Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys, si sbilancia in una previsione sui benefici economici netti per l'Italia, compresi tra 23,6 e 27 miliardi di euro da qui al 2020. Il dato sarà ben evidenziato a giugno quando l'Italia, come gli altri Paesi europei, dovrà presentare il proprio piano d'azione alla Comunità europea. Certo, le rimostranze non mancano. C'è chi vorrebbe un quadro legislativo orientato allo sviluppo (Paolo Guaitamacchi, imprenditore eolico e segretario generale di Aper) e chi incentivi legati alla zona: «meno irraggiata è, più “dovrebbero” essere alti» (parere di un deputato, riferito da Alessio Burriello dell'Autorità per l'energia). C'è poi chi auspica un tessuto industriale più preparato e con un approccio meno speculativo, come suggerito da Corrado Santini, che si occupa attraverso il fondo F2i di finanziare chi intende investire nelle rinnovabili.
C'è, infine, chi fa notare, come Luciano Barra per il dipartimento di energia del ministero dello sviluppo economico, che il «paradosso è che tutti si lamentano, ma intanto gli uffici regionali sono intasati di richieste di autorizzazione». Un mercato, insomma, nel bene e nel male definibile come “immaturo”, ma che affascina ancora i fornitori esteri. Uno per tutti: la Sky Solar che a breve aprirà una sussidiaria in Italia, terra d'incentivi comunque lussuosi tanto da far pensare a una bolla speculativa. Ma è ancora peggio un tiro mancino come quello che sta vivendo la Puglia, dopo la sentenza che ha bocciato la norma che qui estendeva la dichiarazione d'inizio attività (Dia) per impianti rinnovabili fino a un Mw. Tutti d'accordo che la bocciatura debba essere un'altra: quella della Consulta che in questo modo mette a rischio investimenti - già pianificati - per 4,5 miliardi di euro.


















