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Le biomasse italiane producono più di eolico e solare
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Le biomasse italiane producono più di eolico e solare
Secondo il Politecnico di Milano gli scarti agroforestali garantiscono il 2,7% del fabbisogno di energia primaria. Bene anche il biogas
19 Aprile 2010
Biomasse agroforestali e biogas rappresentano già oggi una voce importante all'interno delle fonti rinnovabili italiane, con interessanti tassi di crescita messi a segno nell'ultimo decennio, ma il nostro Paese non sfrutta ancora al massimo il suo potenziale, per via di alcune carenze normative e per una politica di incentivazione ancora incerta. È questo, in sintesi, quanto evidenzia il Biomass Energy Report elaborato dal Politecnico di Milano.

Il contributo delle biomasse agroforestali
I numeri sono importanti soprattutto per quanto riguarda le biomasse agroforestali: l'Italia, con i suoi 7.558 Mw termici di potenza complessiva installata (pari al 50% della capacità del paese leader, la Germania), si colloca al quinto posto in Europa, così come per potenza elettrica (510 Mw). Grazie a questa capacità, nel corso del 2009 le biomasse agroforestali hanno contribuito in Italia alla produzione di energia primaria per 5,2 Mtep, che corrispondono a circa il 2,7% del fabbisogno totale nazionale. Si tratta di un contributo assolutamente non marginale, soprattutto se paragonato con quello delle altre fonti rinnovabili: in questo conteggio l'eolico pesa per lo 0,6% e il fotovoltaico appena per lo 0,05%. L'entusiasmo si raffredda un po' se si considera che i numeri delle biomasse agroforestali sono ancora lontani dal target fissato nel 1998 dal Programma nazionale energia rinnovabile da biomasse, che puntava al raggiungimento di 8-10 Mtep annui entro il 2010.

Il successo del pellet
Il report del Politecnico mette in luce in che modo sia prodotto questo importante quantitativo di energia. Le biomasse agroforestali possono essere impiegate per la produzione di energia elettrica o termica. Quest'ultimo segmento si divide a sua volta in sistemi d'uso prevalentemente residenziale (ovvero le stufe in pellet) e teleriscaldamento. L'Italia ha conosciuto negli ultimi anni un vero e proprio boom degli impianti a pellet, che hanno toccato quota un milione di unità (addirittura 7 volte tanto rispetto al secondo mercato europeo, la Svezia), per un giro d'affari che nel 2009 ha raggiunto i 786 milioni di euro. Per quanto riguarda il teleriscaldamento alimentato a biomasse agroforestali, in Italia si trovano circa 200 centrali (15 installate nel 2009) per una potenza di quasi 400 Mwt, promosse in gran parte dalle amministrazioni pubbliche.
Sul fronte della produzione elettrica, invece, in Italia a fine 2009 erano in funzione oltre 100 centrali termoelettriche alimentate a biomasse, in gran parte di piccola taglia; il numero è in crescita rispetto ai 40 impianti del 1998, ma il trend ha rallentato negli ultimi anni, soprattutto per via dell'incertezza legata agli incentivi garantiti dai Certificati verdi. Con questo limitato tasso di sviluppo la capacità degli impianti potrebbe arrivare soltanto a 550 Mw nel 2015, a fronte di un potenziale stimato dal Politecnico in ben 2,3 Gw.

Una filiera tricolore
Le notizie più positive per le biomasse agroforestali arrivano dall'analisi della filiera: a differenza di quanto succede in altri mercati delle energie alternative (ad esempio il fotovoltaico), le 350 imprese che operano nelle diverse aree di business sono in stragrande maggioranza italiane (spesso oltre il 90%), anche per quanto concerne tecnologia e progettazione/installazione. Questo significa che dei 1.856 milioni di euro generati dal comparto nel 2009, la gran parte è rimasta in Italia. Meno liete le notizie che arrivano dal fronte incentivi, soprattutto per la produzione di energia termica, che nel nostro paese non dispone di un adeguato sistema di sussidi. Ma anche per la parte elettrica (soprattutto per le centrali di taglia superiore a 1 Mw) pesa la fase di incertezza relativa al meccanismo dei Certificati Verdi, un sistema sostanzialmente tenuto in piedi dal Gse e con un prezzo noto per gli investitori solo sino al 2010.

La crescita del biogas
Anche il biogas sembra avere tutte le potenzialità per conoscere uno sviluppo importante nei prossimi anni : questa fonte energetica - ottenuta tramite la digestione anaerobica di rifiuti o residui zootecnici - nel 2009 ha raggiunto in Italia i 450 Mw di potenza installata (per circa 500 impianti), per una produzione di circa 2,7 Twh. Il dato ci pone al terzo posto in Europa, alle spalle di Germania e Regno Unito: circa il 70% della capacità del nostro paese è garantita da impianti alimentati a discarica, mentre il restante 30% da installazioni agricole. Ma queste ultime, grazie al successo della tariffa omnicomprensiva per taglie inferiori a 1 Mw, stanno conoscendo un fortissimo sviluppo, con ben 58 domande presentate nel solo 2009. Il boom ha ragioni strettamente economiche: l'Italia garantisce, per impianti a biogas agricolo con taglia inferiore a 1 Mw, un incentivo del 70% superiore a quello in vigore in Germania, paese leader per numero di centrali e potenza cumulata.

Maggiori margini per la produzione
Con questo tasso di crescita (intorno al 20% annuo) il report del Politecnico prevede per il nostro Paese il raggiungimento di una potenza di 1,3 Gw entro il 2015, per una produzione elettrica di quasi 6,6 Twh, pari a circa il 2% del fabbisogno elettrico nazionale. L'Italia può giovare anche in questo caso di una filiera produttiva in gran parte nazionale, tranne che per l'area tecnologia e componenti dove la presenza di operatori stranieri - tedeschi e austriaci in primis - conta per oltre il 40% del mercato. Ma i livelli maggiori di marginalità (nell'ordine anche del 22%) sono conseguiti dalla produzione e trading di energia, in questo caso saldamente (oltre il 97%) in mano italiana.
 
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