Nell’approvare il finanziamento, la Banca mondiale ha ricordato il ruolo centrale del Sud Africa nella politica energetica dell’intero continente. Johannesburg produce oltre il 60% dell’elettricità consumata in tutti gli stati africani ed è riuscita a portare la corrente a oltre l’80% della popolazione sudafricana (contro il 30% del 1994). Molteplici gli obiettivi che si prefigge il Governo con la centrale di Medupi: aumentare la produzione elettrica (anche per evitare altre crisi energetiche come quella del 2007-2008), creare nuovi posti di lavoro e assecondare la crescita industriale del Paese.
Ovviamente c’è il rovescio della medaglia, perché il progetto è contestato dagli ambientalisti e dalle comunità locali per l’inevitabile impatto della centrale sul territorio. Così le autorità cercano di spostare l’attenzione sulla politica ambientale del Sud Africa, impegnato a variare il suo mix energetico con le fonti rinnovabili. Tuttavia, oltre il 90% dell’elettricità che consuma proviene dal carbone; l’impianto di Medupi - ricorda il sito Qualenergia - emetterà ogni anno 25 milioni di tonnellate di Co2. Proprio per questo motivo, cinque membri della Banca (Stati Uniti, Gran Bretagna, Norvegia, Olanda e Italia) si sono astenuti. I contrari sostengono che da Medupi non arriverà alcun beneficio per le fasce più povere della popolazione mentre crescerà l’inquinamento complessivamente prodotto dal Sud Africa, contrastando con le sue aspirazioni a diventare un’economia più pulita ed efficiente.


















