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L'Italia è troppo concentrata sui costi delle rinnovabili
Incentivi
L'Italia è troppo concentrata sui costi delle rinnovabili
Secondo il presidente di Aper, Roberto Longo, nel nostro paese si fatica a comprendere le reali opportunità del settore
21 Aprile 2010
In Italia il dibattito sulle rinnovabili è incentrato non tanto sulle opportunità e sugli investimenti da effettuare (al contrario di quanto avviene nel resto d'Europa), quanto piuttosto sul costo degli incentivi. Una conferma è arrivata dal convegno “La nuova politica europea delle fonti rinnovabili”, organizzato dalla Rappresentanza di Milano della Commissione europea e da Energy Lab.

Il prezzo delle rinnovabili
Come noto, nel nostro paese i sussidi alle fonti di energia pulite sono pagati dalle bollette energetiche degli utenti: complessivamente, ha spiegato il presidente di Aper Roberto Longo, nel 2009 sono stati erogati circa 4,2 miliardi di euro di incentivi. Il livello nazionale di sostegno alle energie rinnovabili è unanimemente riconosciuto come uno dei più generosi a livello mondiale, in particolare per la tecnologia fotovoltaica. «Il prezzo di 1 Mwh alla borsa elettrica - ha chiarito Paolo Camillo Bozzolo di Unicredit - è di circa 80 euro. Ma attualmente i proprietari di un impianto fotovoltaico si vedono riconosciuti 400 euro per ogni Mwh venduto». Nei prossimi anni il conto complessivo delle rinnovabili è destinato a crescere, considerando gli impegni europei che impongono all'Italia di garantire il 17% dei consumi di energia primaria con le fonti pulite entro il 2020 (equivalenti soltanto per la parte elettrica a 20 Gw di nuovi impianti). Entro quella data, secondo una stima dell'Autorità per l'energia, anche ipotizzando un dimezzamento dell'attuale livello di incentivazione, serviranno sussidi per circa 7 miliardi di euro l'anno. Addirittura, ha sostenuto Carlo Corazza, direttore della Rappresentanza milanese della Commissione europea, uno scenario di grande sviluppo delle rinnovabili potrebbe determinare un aggravio di 250 euro all'anno sulle bollette private nel 2050.

Troppi sussidi al solare
Questi numeri, nonostante l'opportunità rappresentata dalle energie pulite in termini ambientali e di nuova occupazione, continuano a scatenare - soprattutto in Italia - il dibattito sull'opportunità dell'incentivazione: «Il pacchetto 20-20-20 - ha riassunto Raffaele Tiscar, direttore generale Reti e servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia - è un obiettivo ambizioso da raggiungere in un lasso temporale così breve. Per questo ritengo che sugli incentivi stiamo assistendo a una vera e propria follia: in particolare, continuare a prendere soldi dalle bollette degli utenti per sostenere il fotovoltaico non è ragionevole, considerando che questa fonte potrà fornire uno scarsissimo contributo percentuale al raggiungimento di traguardi così vicini nel tempo. Non ha senso sganciare gli incentivi da una logica di pianificazione e strategia».

Incentivi come male necessario
Anche la politica non appare del tutto convinta della necessità di sostenere in questa misura le energie alternative: recentemente il Senato ha approvato una mozione della maggioranza che chiede al Governo di rivedere la politica nazionale sul pacchetto clima-energia, bollando le tesi sul cambiamento climatico globale come radicali, catastrofiste e, soprattutto, costose. «Soltanto in Italia si fanno ancora queste battaglie di retroguardia - ha replicato il presidente di Aper, Roberto Longo - piuttosto che cogliere le opportunità delle rinnovabili. Gli incentivi rappresentano un male necessario ma che possono essere gestiti: se si eliminassero tutti i malfunzionamenti del sistema (problemi di reti, autorizzazioni, ndr) nel 2020 sarebbe possibile anche non spendere più dei 4,2 miliardi che lo Stato elargisce oggi».

Il ruolo delle banche
Oltre agli incentivi, anche il ruolo del sistema bancario rappresenta uno degli aspetti più discussi dagli addetti ai lavori, data l'importanza del credito per lo sviluppo del settore: «Credo che in questi anni le banche, anche se in tempi e modi diversi, abbiano fatto il massimo per incentivare le fonti rinnovabili», ha dichiarato Alfeo Fumagalli del Monte Paschi di Siena. Decisamente più pessimista l'opinione espressa da Marco Fedeli, fondatore di Green Globe banking, che nel corso del convegno ha lamentato una scarsa attenzione del mondo bancario verso il mondo degli utenti privati: «Il sistema bancario non si è accorto del potenziale di business delle energie alternative, strutturando un adeguato sistema di offerta (mutui, carte di credito,ecc.) in grado di incentivare i comportamenti virtuosi dei cittadini, che sono sempre più sensibili verso questi temi. Il ruolo delle banche, d'altronde, dovrebbe essere quello di finanziare i consumi: basti pensare che oggi 3 automobili su 4 sono acquistate tramite finanziarie». Anche se è difficile pensare che tutti gli italiani vogliano attrezzare nel breve periodo le proprie case con impianti a energia alternativa, una maggiore attenzione degli istituti di credito verso questo mondo non guasterebbe: secondo una ricerca segnalata da Silvana Stefanini, docente dell'Università Bicocca di Milano, sino al 2008 i tassi di interessi applicati dalle banche nazionali non rendevano infatti sostenibile la richiesta di un prestito per la realizzazione un piccolo impianto fotovoltaico (sino a 25.000 euro).
 
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