La Regione Puglia aveva già bocciato i piani della Petroceltic sulle trivellazioni nell’Adriatico, non solo per questioni ambientali (presenza di aree marine protette, danni al turismo e alla pesca), ma anche economiche. Difatti le riserve italiane d’idrocarburi sarebbero troppo scarse e di bassa qualità; secondo chi si oppone al progetto gli unici vantaggi andrebbero ai profitti a breve termine delle società petrolifere, senza contribuire in modo efficace all’indipendenza energetica della Penisola e allo sviluppo economico delle regioni interessate. Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, spiega così l’interesse delle compagnie straniere: «Pagheranno circa il 30% tra royalties e tasse, mentre alla nostra regione resterà solo l’uno per cento. In altri Paesi, i danni ambientali provocati in fase di ricerca e sfruttamento dei giacimenti petroliferi fruttano percentuali che oscillano tra il 30 e l’80%: il basso costo è l’unica ragione che rende interessante la nostra regione agli occhi dei petrolieri».


















