
Troppe autorità coinvolte
Per spiegare l'enorme differenza tra gli otto mesi della Finlandia e gli oltre 50 della Spagna, entrano in gioco diversi fattori. Contrariamente a quanto si potrebbe credere, non c'è un legame diretto tra lungaggini burocratiche e numero delle autorità coinvolte: la Spagna è un caso esemplare, perché figura al penultimo posto della graduatoria (57 mesi) nonostante occorra rivolgersi soltanto a una decina di uffici. La Finlandia, invece, primeggia per velocità ma prevede che ben 33 autorità debbano esprimere il loro parere per autorizzare un nuovo impianto eolico. I Paesi più rapidi, dopo la Finlandia, sono Austria, Romania e Italia (rispettivamente con dieci, 15 e 18 mesi), seguiti da Belgio, Bulgaria ed Estonia. Anche qui troviamo delle sorprese, perché la Danimarca figura soltanto al 14esimo posto con una media di quasi 32 mesi, superata dalla Gran Bretagna all'ottavo posto con 27 mesi, dalla Francia (decima) e dalla Germania (12esima). La Danimarca vince per il minor numero di autorità coinvolte, appena cinque, mentre la Grecia figura all'estremo opposto con ben 41 uffici competenti.
Va meglio l'offshore
Il problema, quindi, è di qualità piuttosto che di quantità: la velocità delle autorizzazioni dipende da quanto sono chiare le regole in ogni singolo Paese. L'Ewea suggerisce alcune misure per snellire i procedimenti: una richiesta unica valevole per tutte le autorità, linee guida esaustive per la costruzione delle centrali, assistenza amministrativa. L'industria eolica dovrebbe trovarsi di fronte a un percorso univoco e non una miriade di bivi e incertezze. Da notare che nell'eolico offshore l'attesa media per un nuovo progetto è notevolmente inferiore: 18 mesi contro 42, probabilmente per le minori preoccupazioni sull'impatto paesaggistico e ambientale delle turbine. Molti Paesi, tra cui Gran Bretagna, Germania e Danimarca, ritengono che l'eolico marino sia la carta del futuro per aumentare la potenza generata dalle rinnovabili in Europa.
Col vento bollette meno care
A Varsavia l'industria eolica si è confrontata anche sul peso che l'energia del vento potrà acquisire nei prossimi anni. Un rapporto commissionato alla società di consulenza Poyry dall'Ewea, sostiene che al crescere della produzione eolica si riducono le bollette. A prima vista pare una contraddizione, perché l'eolico, al pari delle altre fonti rinnovabili, ha tuttora bisogno di cospicui incentivi per essere competitivo rispetto alle fonti fossili come il gas e il carbone. Il rapporto ha confrontato diversi studi tedeschi, danesi e belgi, illustrando la possibilità di abbassare i prezzi dell'energia elettrica da tre a 23 euro per ogni MWh grazie al vento.
Ma le turbine devono girare al massimo
Tutto dipende da quanto i parchi eolici sono integrati con le reti nazionali, riuscendo a soddisfare la domanda elettrica nei momenti di picco; poiché il costo marginale delle turbine è molto basso rispetto alle tecnologie tradizionali (il vento è gratis al contrario dei combustibili e delle materie prime utilizzate dalle centrali a gas o carbone), le turbine possono diminuire i prezzi dell'energia quando funzionano a pieno regime. Sono quindi gli sprechi e le inefficienze il principale ostacolo per l'eolico; ecco perché molti progetti si concentrano sulle maxi reti per collegare le attuali e future centrali del vento dell'Europa settentrionale, indispensabili a smistare l'energia prodotta nelle zone dove la domanda è maggiore. Si potrebbe così sostituire una parte crescente della potenza sviluppata dagli impianti tradizionali. È anche su queste considerazioni che si basano le ottimistiche previsioni della lobby del settore: cento per cento della domanda elettrica soddisfatta dalle fonti rinnovabili nel 2050, di cui la metà dall'eolico. Ciò che serve a un'economia delle fonti rinnovabili è un mercato elettrico integrato, dove tutte le reti nazionali europee sono unite e interdipendenti.


















