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A 24 anni da Chernobyl Legambiente contesta il ritorno al nucleare
Energia atomica
A 24 anni da Chernobyl Legambiente contesta il ritorno al nucleare
I reattori Epr, accusa l'associazione ambientalista, presentano ancora troppe lacune a livello di sicurezza
26 Aprile 2010
A 24 anni dall'incidente atomico di Chernobyl Legambiente ha promosso una serie di iniziative per protestare contro il ritorno dell'Italia all'energia nucleare. Il 26 aprile del 1986 esplose il reattore numero 4 della centrale nucleare ucraina e quel disastro, a 24 anni di distanza, continua a causare gravi danni alla salute delle popolazioni locali. «Vogliamo fare chiarezza sui rischi reali che i cittadini corrono nel caso di un'installazione di una nuova centrale atomica sul proprio territorio - ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. Il nostro Governo ha firmato più di un anno fa con quello francese un accordo per realizzare 4 reattori di tecnologia Epr, a cui se ne dovranno aggiungere altrettanti per arrivare al 25% di elettricità prodotta dall'atomo. Ma è bene sapere che, oltre a non essere stata ancora risolta in alcun modo la questione delle scorie, l'ordinaria attività di una centrale rilascia piccole dosi di radioattività che contaminano il terreno, l'acqua, l'aria circostante, finendo così nella catena alimentare. Il nucleare è quindi una minaccia per la sicurezza dei territori anche in assenza di incidenti».

Secondo uno studio dell'Ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni segnalato da Legambiente, chi vive vicino alle centrali nucleari presenta un rischio maggiore di contrarre malattie gravi. Per i bambini che vivono entro 5 chilometri da una centrale nucleare, la possibilità di contrarre la leucemia aumenterebbe rispetto ai coetanei che vivono a una distanza di oltre 50 chilometri. Inoltre, insiste l'associazione ambientalista, la tecnologia Epr (European Pressurized water Reactor - Reattore europeo ad acqua pressurizzata), presenta ancora dei problemi irrisolti in termini di affidabilità. In particolare, a novembre 2009, le Autorità per la sicurezza nucleare francese, finlandese e britannica hanno evidenziato delle gravi lacune nel sistema di sicurezza dell'Epr e ordinato alla società costruttrice di modificare pesantemente il progetto. «L'Italia sta promuovendo una tecnologia insicura, inquinante e vecchia - ha concluso Ciafani -. A maggior ragione se nel 2030 saranno disponibili sul mercato i reattori di quarta generazione, in fase di studio a livello internazionale».

Oltre al fattore sicurezza, Legambiente contesta anche gli altri aspetti che hanno spinto il Governo a puntare sul nucleare, primo fra tutti il fabbisogno elettrico: «L'Italia ha una potenza elettrica installata di ormai quasi 100.000 Mw, mentre il picco di consumi oggi non supera i 55.000 Mw. Non abbiamo dunque bisogno di nuova energia ma di energia rinnovabile in sostituzione di quella fossile». Inoltre secondo gli ecologisti il ritorno all'atomo non ridurrebbe la dipendenza energetica dell'Italia dall'estero, perché dovremmo ricorrere all'uranio e, secondo il recente accordo sottoscritto con la Francia, importeremmo tecnologia e brevetti esteri, per tutto il ciclo di vita fino alla messa in sicurezza delle scorie. Legambiente contesta anche il “rinascimento” nucleare nel mondo: « I paesi che lo hanno scelto negli anni sessanta e settanta del secolo scorso sono stati costretti a prolungare l'attività delle loro centrali per evitare gli ingenti costi di smantellamento degli impianti a fine vita, come in Germania, o a progettarne di nuovi, per evitare la crisi di un costosissimo comparto industriale, come in Francia».
 
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