
Europa scettica
Eppure la polemica sui biocarburanti sembra in qualche modo condizionare anche la politica dell'Unione Europea che, nonostante direttive e strategie adottate nel corso degli anni, appare meno determinata a sostenerne lo sviluppo rispetto, ad esempio, alle energie alternative. Il parziale fallimento della prima direttiva comunitaria (2003/30), ha portato infatti allo slittamento della quota di immissione minima dei biocarburanti (5,75%) dal 2010 al 2015. In generale molti stati del Vecchio Continente non appaiono abbastanza convinti della necessità di incentivare adeguatamente questi combustibili. In realtà i biocarburanti potrebbero fornire un contributo importante alla lotta all'inquinamento: il 40% delle emissioni di Co2 a livello mondiale sono infatti determinate dal settore dei trasporti (anche se la percentuale scende al 21% in Europa) e oltre il 60% dell'intero quantitativo di petrolio estratto ogni anno è impiegato nella realizzazione di carburanti per la trazione.
Germania leader
Nonostante questi numeri nel 2008 i biocarburanti hanno rappresentato soltanto il 3,3% del totale dei combustibili da trasporto utilizzati in Europa. Tra questi il biodiesel conta per oltre l'81%, con una produzione che nel 2008 è stata pari a circa 7,7 milioni di tonnellate, a cui vanno aggiunte altre 1,5 milioni di tonnellate provenienti dall'import. La Germania, con oltre 2,8 milioni di tonnellate, è il leader europeo del settore, seguita da Francia (2,3 milioni) e Italia, che nel 2008 poteva contare su 650.000 tonnellate. La produzione di biodiesel italiana, stima il report del Politecnico, dovrebbe essere salita a 900.000 tonnellate annue. Ma se si tiene conto che la capacità produttiva degli impianti nazionali (15 più 4 in fase di avanzata realizzazione) è pari a oltre 2,87 milioni di tonnellate, è evidente come nel nostro paese la produzione di biodiesel stenti a decollare.
Una filiera micro
Per quanto riguarda invece il bioetanolo, che vale circa il 18% dell'intero mercato continentale dei biocarburanti, in Europa esiste un commercio di oltre 2,8 milioni di tonnellate, 900.000 delle quali arrivano dal Brasile. L'Italia gioca un ruolo marginale in questa partita (al nono posto a livello europeo), avendo prodotto nel 2009 circa 105.000 tonnellate di bioetanolo. La ridotta dimensione del mercato italiano è ancora più evidente se si prende in considerazione la dimensione della filiera nazionale: nel nostro paese esistono soltanto 2 imprese (Ima e Alcoplus) che destinano parte della loro produzione di bioetanolo al mercato dei carburanti, soddisfacendo per interola limitata domanda interna.
I tagli del Governo
Un po' più lunga è invece la filiera del biodiesel, che può contare su 17 imprese che si spartiscono un volume d'affari annuo di oltre 500 milioni di euro. Nel nostro paese non esistono però aziende che si occupano esclusivamente della produzione di biodiesel: il 40% proviene dall'agroalimentare. il 30% dal settore energetico e petrolifero, il resto dal mondo della chimica. In generale le prospettive per l'industria italiana dei biocarburanti non sono positive, secondo il report del Politecnico: nel corso del 2009 e nei primi mesi del 2010 il Governo ha tagliato in misura consistente gli incentivi a sostegno del settore. In particolare la Finanziaria 2010 ha ridotto da 250.000 a 18.000 tonnellate (meno del 3% del mercato) il quantitativo di biodiesel che ha diritto all'accisa agevolata e ha fissato in 4 milioni di euro (rispetto ai precedenti 73) il tetto ai sussidi per il bioetanolo. Insomma, una svolta dell'Italia sul modello tedesco o svedese appare estremamente improbabile nei prossimi anni.


















