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Prova a riattivarsi la filiera italiana del nucleare
Atomo
Prova a riattivarsi la filiera italiana del nucleare
Federprogetti e Confindustria Anie pensano a come collaborare con Enel ma potrebbero aspettare più del previsto: la Corte Costituzionale accoglierà il ricorso di undici regioni contro i piani del Governo?
07 Maggio 2010
L'industria italiana prova a riattivare i fili dell'energia nucleare ma rischia di fare i conti senza l'oste. Federprogetti e Confindustria Anie, che rappresentano moltissime aziende specializzate in settori decisivi per lo sviluppo delle future centrali (ingegneria, impianti, elettromeccanica), sono pronte a collaborare con Enel. Ci sono però dei nodi al pettine che potrebbero vanificare lo sforzo imprenditoriale delle due federazioni: non solo il referendum promosso da Antonio Di Pietro, ma anche e soprattutto la decisione della Corte Costituzionale, attesa per il prossimo giugno, sul ricorso di undici regioni contro la legge 99/2009 per il rilancio del nucleare in Italia. Mancano ancora troppi mattoni per elaborare una strategia precisa. Le aziende devono essere pronte al momento dello sparo ma potrebbero rimanere sulla linea di partenza più del previsto.

Le richieste delle aziende
Il presidente di Federprogetti, Fabrizio Di Amato, ha spiegato che la federazione si candida come “general contractor” per il nucleare italiano, essendo in grado di realizzare tutte le opere infrastrutturali, vale a dire la parte convenzionale dell'impianto, escluso il reattore vero e proprio. Confindustria Anie sta valutando con Enel il possibile contributo dei fornitori italiani alle centrali con tecnologia francese Epr. Difatti, dei circa 20 miliardi d'investimento previsti per i quattro reattori, oltre la metà potrebbe coinvolgere l'indotto del nostro Paese, in particolare le imprese elettromeccaniche (il 20-25% dei soldi spesi per una nuova centrale riguarda impianti elettrici e meccanici). Si tratta insomma di riattivare la filiera del nucleare in Italia, che potrebbe vedere un aumento dell'occupazione pari a 10mila persone nei prossimi dieci anni (+16% rispetto ai livelli attuali). Tra i punti da definire con una certa urgenza, secondo l'associazione, ci sono le procedure per ottenere le certificazioni di qualità, necessarie per operare in ambito nucleare secondo i parametri richiesti da Enel-Edf.

I nodi al pettine
Tralasciando le questioni più tecniche e anche il ritardo accumulato dalla tecnologia Epr in Francia (Flamanville) e Finlandia (Olkiluoto) con il parallelo lievitare dei costi, nel nostro Paese c'è una frattura piuttosto netta tra il Governo e numerose amministrazioni locali. Negli ultimi mesi dello scorso anno, undici regioni avevano inviato alla Corte Costituzionale un ricorso contro la legge 99/2009 che stabiliva il ritorno italiano all'atomo. Queste regioni ritengono che la successiva delega al Governo in materia nucleare sia contraria al Titolo V della Costituzione (competenze regionali sulla produzione di energia). Sarebbe una bella batosta per i piani nucleari italiani se i giudici costituzionali dovessero accogliere il ricorso, perché molte regioni avrebbero così le carte in regola per opporsi alla costruzione di centrali sui loro territori. Poi c'è la mina vagante del referendum contro il nucleare promosso dall'Italia dei Valori, anche se le associazioni ambientaliste temono che possa rivelarsi un'arma spuntata. Non tanto per la raccolta delle firme quanto piuttosto per la difficoltà nel raggiungere il quorum. Legambiente, per esempio, teme l'effetto boomerang che premierebbe il fronte nuclearista, mentre il Wwf, pur precisando che non gradisce lo strumento referendario, ha deciso di appoggiare l'iniziativa.
 
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