
Le richieste delle aziende
Il presidente di Federprogetti, Fabrizio Di Amato, ha spiegato che la federazione si candida come “general contractor” per il nucleare italiano, essendo in grado di realizzare tutte le opere infrastrutturali, vale a dire la parte convenzionale dell'impianto, escluso il reattore vero e proprio. Confindustria Anie sta valutando con Enel il possibile contributo dei fornitori italiani alle centrali con tecnologia francese Epr. Difatti, dei circa 20 miliardi d'investimento previsti per i quattro reattori, oltre la metà potrebbe coinvolgere l'indotto del nostro Paese, in particolare le imprese elettromeccaniche (il 20-25% dei soldi spesi per una nuova centrale riguarda impianti elettrici e meccanici). Si tratta insomma di riattivare la filiera del nucleare in Italia, che potrebbe vedere un aumento dell'occupazione pari a 10mila persone nei prossimi dieci anni (+16% rispetto ai livelli attuali). Tra i punti da definire con una certa urgenza, secondo l'associazione, ci sono le procedure per ottenere le certificazioni di qualità, necessarie per operare in ambito nucleare secondo i parametri richiesti da Enel-Edf.
I nodi al pettine
Tralasciando le questioni più tecniche e anche il ritardo accumulato dalla tecnologia Epr in Francia (Flamanville) e Finlandia (Olkiluoto) con il parallelo lievitare dei costi, nel nostro Paese c'è una frattura piuttosto netta tra il Governo e numerose amministrazioni locali. Negli ultimi mesi dello scorso anno, undici regioni avevano inviato alla Corte Costituzionale un ricorso contro la legge 99/2009 che stabiliva il ritorno italiano all'atomo. Queste regioni ritengono che la successiva delega al Governo in materia nucleare sia contraria al Titolo V della Costituzione (competenze regionali sulla produzione di energia). Sarebbe una bella batosta per i piani nucleari italiani se i giudici costituzionali dovessero accogliere il ricorso, perché molte regioni avrebbero così le carte in regola per opporsi alla costruzione di centrali sui loro territori. Poi c'è la mina vagante del referendum contro il nucleare promosso dall'Italia dei Valori, anche se le associazioni ambientaliste temono che possa rivelarsi un'arma spuntata. Non tanto per la raccolta delle firme quanto piuttosto per la difficoltà nel raggiungere il quorum. Legambiente, per esempio, teme l'effetto boomerang che premierebbe il fronte nuclearista, mentre il Wwf, pur precisando che non gradisce lo strumento referendario, ha deciso di appoggiare l'iniziativa.


















