
I costi dell'inquinamento
Secondo la direttiva europea Ets (Emission trading scheme), un nutrito gruppo di imprese inquinanti del Vecchio Continente (acciaierie, cartiere, centrali elettriche, impianti siderurgici), può emettere tanta Co2 quanta è prevista dal numero di quote stabilito per ciascun settore industriale dai piani nazionali. Il principio dovrebbe essere che chi più inquina più paga, acquistando sul mercato, magari dalle industrie più virtuose, i diritti di emissione. Dal 2013 partirà gradualmente il sistema delle aste per tutte le quote, finora assegnate gratis quasi totalmente; il problema è per i Paesi, come l'Italia, che devono sforare il tetto concordato con l'Ue avendo già prosciugato le riserve. Lo scorso febbraio, il Senato aveva bocciato un emendamento che intendeva pagare le quote per i nuovi impianti con un aumento dello 0,4% sulle bollette elettriche (quindi scaricando sui consumatori il costo dell'inquinamento).
Chi paga?
Sulla copertura finanziaria del decreto approvato in questi giorni, c'è ancora qualche dubbio. Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha spiegato che la norma prevede «un sistema di rimborso per le quote di Co2 per gli impianti entrati in funzione dopo il 21 aprile 2009 che non possono avvalersi delle quote gratuite. Era una risposta che le imprese attendevano, essenziale per garantire la competitività delle nostre aziende ed evitare rincari nella bolletta energetica che si sarebbero riversati sui cittadini». Sembra quindi che le imprese dovranno acquistare i diritti di emissione mancanti, con la garanzia che il Governo le rimborserà in seguito (con i proventi delle aste?). Gli ambientalisti, invece, ribadiscono che si tratta di un regalo alle centrali più inquinanti, come quelle a carbone. «Questa scelta è un errore - afferma Legambiente in un comunicato - mentre l'unica soluzione sensata sarebbe stata premiare l'efficienza negli impianti entrati in funzione lo scorso anno, fissando una quota gratuita di emissioni per tutti gli impianti e facendo pagare la restante secondo un principio di chi più inquina più paga».


















