La Corea intanto, nel suo piano quinquennale, ha programmato investimenti per 60 miliardi di dollari con l'obiettivo di ridurre la sua dipendenza dal carbone e rilanciare la crescita economica, con la creazione di 1,8 milioni di posti di lavoro. «Gli altri Paesi del G20 - ha affermato Edward Barbier, economista, docente all'Università del Wyoming e autore del volume - ovvero il gruppo delle maggiori economie mondiali, che conta due terzi della popolazione globale , devono unirsi per promuovere una ripresa economica sostenibile, sia attraverso stimoli fiscali che per mezzo di politiche a lungo termine».
Secondo le stime Unep, le misure di stimolo fiscale di questi paesi che puntano su investimenti verdi equivalgono soltanto allo 0,7% del Pil. Nella classifica dei Paesi, Cina e Corea spendono il 3% del Pil, l'Arabia Saudita l'1,7%, l'Australia l'1,2% e il Giappone lo 0,8%. Seguono gli Usa con lo 0,7%, la Germania con lo 0,5%, la Francia con lo 0,3%, poi Canada, Sud Africa e Gran Bretagna con lo 0,2%. Secondo l'economista americano, tagliando 300 miliardi l'anno di sussidi ai carburanti fossili, nel mondo si risparmierebbero il 6% delle emissioni i gas serra, con un guadagno dello 0,1% del Pil globale. «I problemi dell'insicurezza energetica, - spiega Barbier - cambiamenti climatici, degrado ambientale e povertà globale potranno solo peggiorare se falliscono i nostri sforzi di rendere 'verde' la ripresa economica globale».


















