
La diffusione degli impianti
Lo studio ha censito 393 impianti destinati al trattamento dei rifiuti urbani, attraverso il recupero di materia (compostaggio) e quello di energia (digestione anaerobica, incenerimento) con una capacità totale pari a circa 27 milioni di tonnellate. Il quadro è migliore nelle regioni del Nord, dove ci sono impianti più piccoli rispetto al Sud ma con una diffusione più capillare sul territorio. A livello nazionale, il rapporto ha individuato 195 impianti di compostaggio con una capacità complessiva che supera i cinque milioni di tonnellate annue, di cui 122 si trovano nell'Italia settentrionale. Passando, invece, ai sistemi che separano la cosiddetta frazione umida da quella secca per produrre soprattutto Cdr (combustibile derivato dai rifiuti), la capacità è di circa 14,5 milioni di tonnellate in 135 installazioni, distribuite con una certa uniformità nelle varie zone del Paese. Nel Nord si concentrano sette dei dieci impianti di digestione anaerobica, capaci di trattare complessivamente quasi 500mila tonnellate di rifiuti urbani.
Gli inceneritori possono fare di più
Considerando infine gli inceneritori, ci sono 53 impianti per una capacità che sfiora i sette milioni di tonnellate; soltanto undici inceneritori del Nord, però, sono in grado di sfruttare l'energia termica oltre a produrre elettricità. Questo tipo di trattamento ha generato nel 2007 circa 2.834 GWh di elettricità e 757 GWh di energia termica, oltre a circa 800mila tonnellate di scorie. Proprio l'incenerimento, come evidenzia il rapporto Enea, è il settore che andrebbe potenziato per diminuire la quota di rifiuti smaltita nelle discariche. Un altro problema è che almeno il 15-20% del combustibile derivato dai rifiuti finisce nei depositi; la discarica è anche la destinazione principale per la frazione organica stabilizzata (Fos) proveniente dagli impianti di trattamento meccanico biologico (Tmb), che separano il secco dall'umido.


















