Più capacità di stoccaggio
Da una parte, infatti, c'è soddisfazione sul tetto massimo del 40% per ciascun operatore del gas; dall'altra, però, è giudicato insufficiente lo sforzo chiesto a Eni per potenziare la capacità di stoccaggio. La soglia antitrust del 40%, lo ricordiamo, può salire al 60% per un singolo operatore (Eni), a patto che il cane a sei zampe realizzi nuovi investimenti nelle infrastrutture di stoccaggio, aprendo il mercato a nuovi concorrenti. I quattro miliardi di metri cubi aggiuntivi previsti dal decreto, tuttavia, sono troppo pochi secondo entrambe le autorità. Le posizioni si dividono poi sul modo di calcolare le soglie massime (40 o 60%): l'Antitrust vorrebbe un riferimento alla quantità di gas immessa annualmente in rete e non, come stabilisce il decreto, alla quota sul mercato all'ingrosso. L'Autorità per l'energia, invece, su questo punto è d'accordo con quanto previsto dal Governo.
Concorrenza effettiva
Secondo l'Antitrust, inoltre, è indispensabile proibire all'Eni di gestire la capacità aggiuntiva di gas, affidandola invece a società concorrenti, altrimenti si annullerebbe la logica del provvedimento (favorire la concorrenza nella distribuzione del gas). Infine, le due autorità segnalano che bisognerebbe estendere i benefici della liberalizzazione ai clienti domestici e alle piccole e medie imprese, finora trascurate a vantaggio dei maggiori consumatori di gas, come le grandi industrie. «L'obiettivo del decreto è creare condizioni per i consorzi delle Pmi e i clienti industriali energivori di avere prezzi del gas competitivi, in modo da contrastare la crisi economica», ha commentato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia.


















