
Secondo la ricerca questo obiettivo potrebbe essere in realtà raggiunto entro il 2020 attraverso quattro diversi percorsi: il primo modello prevede una maggiore proporzione di veicoli ibridi (75%), una quota di auto elettriche (5%) e un 20% di modelli a minore impatto ambientale (come quelli della tecnologia ECOnetic della Ford, Blue Lion della Peugeot o Bluemotion della Volkswagen) nel totale delle nuove automobili vendute al 2020. Questa ipotesi permetterebbe alle case automobilistiche di raggiungere l'obiettivo con le prestazioni odierne e l'attuale segmentazione del mercato.
Il secondo scenario ipotizza invece un incremento nella proporzione dei veicoli elettrici al 25% delle auto vendute al 2020; questo consentirebbe alle case automobilistiche di raggiungere l'obiettivo utilizzando una quota minore di auto ibride (45%), mentre il 10% delle automobili potrebbe anche non evolversi. La domanda addizionale di energia da veicoli elettrici connessi alla rete elettrica dovrebbe essere coperta secondo Greenpeace dalla fornitura di energia rinnovabile addizionale. La terza combinazione si basa invece semplicemente su una riduzione dei limiti di velocità e sulla riduzione del peso delle autovetture, formula che dovrebbe anche agevolare la penetrazione dei veicoli elettrici sul mercato.
L'ultima ipotesi prevede uno spostamento di mercato verso auto più piccole, incluse le 'micro-car', in modo da permettere alle case automobilistiche di raggiungere gli 80 grammi anche con l'introduzione di una quota minore di automobili ibride (25%) e una percentuale maggiore di automobili tradizionali a combustione interna (15%), che sarebbe compensata da una notevole diffusione dei veicoli elettrici (15%).
«Un obiettivo di 80 grammi per chilometro al 2020 rappresenterebbe un incremento dei costi per l'industria, indipendentemente dal percorso scelto - ammettono gli ambientalisti - Questo può essere considerato un costo necessario per una svolta nell'industria automobilistica. L'industria dell'auto riduce di 3.000 euro ogni 13 anni i costi per veicolo prodotto. Nello stesso arco di tempo, tipicamente aggiunge 4.000 euro di cosiddetti 'optional' ai veicoli. Questo porta a un graduale incremento del livello dei costi. Inoltre, l'industria dell'auto in Europa non è basata solo sulla competizione di prezzo».
Già oggi, sottolinea Greenpeace «I consumatori sono infatti disposti a pagare un premio significativo per i componenti addizionali che offrono performance marginali, come accorgimenti estetici e comfort. Per i consumatori, ogni incremento in efficienza, anche se raggiunto usando una tecnologia costosa, comporta un beneficio netto. Infatti, sia i veicoli ibridi che gli ibridi plug-in offrono al proprietario un beneficio netto nei primi cinque anni di possesso rispetto alle auto convenzionali».
A prescindere dal modello su cui puntare, Greenpeace chiede alla Ue di avviare una serie di azioni normative per il settore auto. Tra queste l'abolizione dei cosiddetti 'super-crediti', ovvero gli sconti agli obiettivi di riduzione per le cosiddette 'eco-innovazioni' e per i veicoli a emissioni bassissime, così da assicurare che gli obiettivi di riduzione della CO2 siano effettivamente raggiunti. Richiesta anche l'accelerazione della revisione delle procedure di test per i veicoli (in modo che riflettano le reali condizioni di guida) e il rafforzamento della direttiva 1999/94/EC sull'etichettatura per promuovere una maggiore attenzione nel pubblico e incentivare scelte più sostenibili. L'associazione ambientalista vorrebbe infine l'introduzione del rapporto kWh/km - al posto di quello Co2/km - come base per gli interventi normativi tesi a promuovere l'efficienza energetica indipendentemente dalla tecnologia dei veicoli.



















