«La misura prevista – si legge in una nota comune diffusa dalle associazioni - abolisce anche retroattivamente l’unico meccanismo di garanzia del sistema di sostegno alla crescita delle fonti rinnovabili, che serve invece proprio a tutelare il mercato e ad evitare speculazioni derivanti dall’oscillazione artificiosa dei prezzi dei Cv. Estremamente grave è poi il fatto che tale sistema di stabilizzazione del mercato fu introdotto a tutela degli investitori nazionali solo in caso di un eventuale inadempimento del nostro Paese rispetto al raggiungimento degli obblighi liberamente assunti dall’Italia in sede comunitaria».
Secondo quanto denunciano le associazioni, l’abolizione dell’obbligo del riacquisto dei Certificati Verdi in eccesso potrebbe portare a una sostanziale destabilizzazione del sistema, con crollo del prezzo di scambio del Certificato Verde sul mercato e, di conseguenza, a effetti disastrosi da un punto di vista occupazionale e danni economici per centinaia di milioni di euro. Il provvedimento determinerebbe una fase di stallo nell’investimento in nuovi impianti con il conseguente blocco di nuove assunzioni, a cui si aggiungerebbe una perdita di occupazione del settore e dell’indotto derivante dal default finanziario.
A fronte di questo quadro a tinte fosche, gli effetti positivi del provvedimento sarebbero limitati: il beneficio per le bollette dei consumatori, secondo i calcoli dell’Autorità per l’energia, sarebbe di circa 6,7 euro all’anno per utenza domestica media (nucleo famigliare di tre individui) per il 2010. Le associazioni ambientaliste e dei produttori ritengono perciò «indispensabile per il nostro Paese evitare ulteriori azioni destabilizzanti sul settore delle fonti rinnovabili, rivedendo tale intervento in ambito coerente con le altre iniziative e rimandando ogni azione a un organico riordino dei meccanismi vigenti entro la fine dell’anno come già previsto».


















